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domenica 22 settembre 2019

Battezzati e inviati * la Chiesa di Cristo in missione nel mondo



Messaggio del Santo Padre Francesco
per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

Cari fratelli e sorelle,
per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum
illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta
apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario
della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al
mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la
Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare
il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta
come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma
sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova
insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non
facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso
della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr
Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le
cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti
eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e
nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18).
Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente.
Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile
questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e
della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio
chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione;
ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé
stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e
insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore
di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà,
Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita
divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo
che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché
ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane  vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa, 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel
Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me,
anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt
28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua
vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica
fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna
accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad
esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua
Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della
Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia.
L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento
di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di
Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare
mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e
dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro
antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui
anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita
divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto
a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo
incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. [...] Il Verbo di Dio,
facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle
religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso,
bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» (Discorso nella Sessione inaugurale, 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione
la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù,
missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre
della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella
Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità
ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera,
anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza
missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria
della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste




venerdì 1 settembre 2017

8 settembre

Natività della Beata Vergine Maria
8 settembre



I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.

Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.

La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.

E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.

Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.

PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato. 

PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace. 

[da web: santo del giorno http://www.santodelgiorno.it/nativita-della-beata-vergine-maria/ ]

martedì 15 agosto 2017

IL ROSARIO SOTTO LE STELLE A TORRE DI CAPPELLA

Fusaro, 15 agosto 2017

Immagini colte in occasione della veglia "Il Rosario sotto le stelle", tradizionale momento di preghiera della vigilia dell'Assunta nell'oratorio della chiesa di san Gennaro (Parrocchia S. Antimo e S. Filomena).
Organizzato dal gruppo Caritas e presieduto dal Parroco don Florian Binaday, la preghiera comunitaria ha visto una nutrita partecipazione ed ha rappresentato per tutti i presenti un importante momento di condivisone di fede che ha unito i presenti agli assenti in un comune anelito di vicinanza a Maria Santissima Assunta.
Nel mezzo di preghiere a Maria ed intervallato da canti mariani il santo Rosario è stato meditato con letture bibliche di brani del Nuovo Testamento e meditazioni tratte da interventi di San Giovanni Paolo Secondo.
Il Parroco e tutti i presenti, al termine, si sono intrattenuti in un momento di "agape" fraterna, condividendo quanto di buono era stato amorevolmente e spontaneamente preparato dalle volontarie Caritas e da altre Operatrici Pastorali.

 

















lunedì 30 maggio 2016

Passiamo la Porta Santa


Dalla Bolla di Indizione del Giubileo straordinario della misericordia “Misericordia Vultus” 

Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi.

RIPORTIAMO ALCUNI SALMI DELLA MISERICORDIA INTERVALLATI DA QUALCHE IMMAGINE DEL DUOMO DI POZZUOLI

...



Le due vie  

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte. 
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere. 
Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti. 
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
 ma la via degli empi andrà in rovina.


Implorazione nella prova  

Signore, non punirmi nel tuo sdegno,
non castigarmi nel tuo furore. 

Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.
L'anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando...? 

Volgiti, Signore, a liberarmi,
salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi negli inferi canta le tue lodi? 

Sono stremato dai lungi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore,
invecchio fra tanti miei oppressori. 
Via da me voi tutti che fate il male,
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici,
confusi, indietreggino all'istante.


Preghiera del malato abbandonato  

Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia. 

Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».
I nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
 e uscito fuori sparla. 
Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
Anche l'amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno. 

Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.


Ringraziamento  

Amo il Signore perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l'orecchio
nel giorno in cui lo invocavo. 

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia
e ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, Signore, salvami».
Buono e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili:
ero misero ed egli mi ha salvato. 

Ritorna, anima mia, alla tua pace,
poiché il Signore ti ha beneficato;
egli mi ha sottratto dalla morte,
ha liberato i miei occhi dalle lacrime,
ha preservato i miei piedi dalla caduta.
Camminerò alla presenza del Signore
sulla terra dei viventi. 

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Ho detto con sgomento:
«Ogni uomo è inganno». 
Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. 

Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.
Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli. 

Sì, io sono il tuo servo, Signore,
io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
hai spezzato le mie catene.
A te offrirò sacrifici di lode
e invocherò il nome del Signore.  

Adempirò i miei voti al Signore
e davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.  

domenica 3 aprile 2016

Preghiera per oggi, ma anche preghiera per tutti i giorni.

Questa "coroncina" va recitata preferibilmente alle ore 15 (l'orario in cui riteniamo si aspirato Gesù sulla croce).
Recitarla, anche ogni giorno, è una buona e pia abitudine, che ci aiuta a tenere sempre dinnanzi ai nostri occhi la sofferenza e la passione del nostro Signore e, rafforzandoci nella fede, ci conforta del suo amore misericordioso. 


sabato 15 agosto 2015

Bellissima esperienza nella nostra chiesa: IL ROSARIO SOTTO LE STELLE.




Una serata senza precedenti  ha reso particolarissima la vigilia dell'Assunta nella chiesa di San Gennaro [nella Parrocchia di S. Antimo e S. Filomena, a Torre di Cappella al Fusaro].
Un nutrito gruppo di fedeli, rinunciando ai rumori ed al chiasso di feste e manifestazioni di piazza, si è riunito davanti la statua della madonnina nel cortile dell'oratorio per una breve veglia di preghiera e per la recita del Santo Rosario "sotto le stelle".I presenti hanno voluto accogliere l'invito di Papa Francesco e cogliere «l’occasione per rendere omaggio a Maria e chiedere la usa intercessione per le diverse intenzioni che ciascuno porta nel cuore». Dai volti sereni, gioiosi, soddisfatti abbiamo letto un momento che tutti ricorderemo nel tempo. L'invito ripetuto nelle ultime settimane a tutti aveva destato una certa sorpresa. Se ne parlava, si chiedevano ragguagli, si manifestava già un consenso ed un'adesione che non si pensava di poter suscitare con tanta facilità.
La preghiera, intervallata da canti mariani, da brani delle sacre scritture e da riflessioni di San Giovanni Paolo II Papa, è stata diretta da don Floriano Binaday, parroco, e don Maximiano Gako, suo collaboratore, amati sacerdoti a guida della Parrocchia..
Si sentiva nell'aria il raccoglimento dello sguardo rivolto a Maria. Non si avvertivano distrazioni in alcuno dei presenti. Non il pensiero degli affanni, non l'assillo di ciò che si era lasciato a casa. Non “Ave Maria piena di grazia.. (Mari', hai chiuso i polli? Sì).. Non "Santa Maria madre di Dio. (Ho lasciato la cena pronta, ... avranno mangiato?)".
Non si avvertiva stanchezza (abbiamo iniziato alle 21.30), nessuno si sventolava distrutto con i foglietti delle preghiere o dei canti.
Non era un "rosario". Era bensì un dialogo con Maria. Si parlava con lei e si ascoltava la voce che ella rivolgeva sorridente ai cuori di tutti i presenti. Un dialogo d'amore che vedeva coinvolti anche quanti non avevano potuto esser presenti. Le persone impossibilitate per causa della salute o delle proprie condizioni personali, i parenti, le persone care, i figli, i nipoti, i genitori, i nonni erano tutti presenti in quella comunione di amore.
Guardando il cielo ci si perdeva nell'infinito, in uno spazio che per quanto grande si sentiva come poca cosa rispetto alla capacità di amare che ci rende figli di Dio e prìncipi del creato. 
Poco dopo le 22,30, salutata la madonnina con l'ultimo canto e ricevuta la benedizione del parroco, quasi tutti i presenti si sono spostati nel pergolato alle spalle della sacrestia e si sono intrattenuti in piacevole comunione scambiando saluti, auguri, sensazioni, e partecipando gli uni gli altri l'emozione che ciascuno sentivo nel proprio cuore gonfio di santa gioia.
Abituati come siamo a vederci scappar via al termine d'una messa, nessuno si stupiva nel vedere tante persone trattenersi fraternamente fin quasi mezzanotte. Questa è stata la cosa più bella: nessuno si è stupito della piacevolezza del passare bene il tempo insieme a tutti quanti gli altri.
Marginale, non essenziale, non richiesto da alcuno ... vogliamo infine raccontare a chi non ha potuto essere presente come sia stato possibile rinfrescarsi (prima di andar via) con una trentina di chili di anguria.
Non indispensabile, ... ma molto bello anche questo!

giovedì 18 giugno 2015

Il pane di S. Antonio


Anche quest'anno nella nostra Parrocchia, nella chiesa di san Gennaro, (a Torre di Cappella) si è ripetuta la tradizionale benedizione e distribuzione del pane di sant'Antonio.
Al termine della santa Messa celebrata alle ore 9, sono stati benedetti e distribuiti oltre 60 chili di pane che erano stati depositati ai piedi dell'altare da panifici e negozi di alimentari, oltre che da singoli fedeli.

La tradizione di benedire il pane in onore di sant’Antonio e di distribuirlo poi ai fedeli affonda la propria origine nell'evento miracoloso della risuscitazione del piccolo Tommasino, miracolo attribuito al Santo.

"Un bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e morto. Piangendo e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato. Numerose persone accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant’Antonio. Avendo constatato che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e delle lacrime della madre. Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato Antonio, si mise ad implorarne l’aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo avesse risuscitato. Passato un po’ di tempo, il bambino risorse e fu ridato vivo a sua madre.

Miracolo della risuscitazione di Tommasino, affresco nella Sala Priorale della Scoletta del Santo


martedì 29 aprile 2014

Finalmente!!!


Riapertura della Cattedrale di Pozzuoli

 Il vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Pascarella, in occasione della Pasqua ha annunciato la riapertura al culto della Cattedrale di Pozzuoli.

«Ho la gioia di annunciarvi – ha sottolineato il presule – che l’11 maggio 2014, dopo 50 anni dall’incendio che provocò la chiusura e segnò l’inizio del suo lento e totale declino, in occasione della processione dei nostri Santi Patroni, la Basilica Cattedrale di Pozzuoli sarà riaperta al culto. È con gioia intima ed esultanza che questa comunità ecclesiale di Pozzuoli dopo decenni di mortificazione e di precarietà riprende possesso del luogo che è simbolo della sua unità visibile intorno al suo Vescovo. 

La Basilica Cattedrale di s. Procolo rappresenta, dopo il suo restauro, un esempio unico al mondo di coesistenza e fusione di stili architettonici diversi: sintesi culturale e religiosa tra la classicità latina e la cristianità. Essa è il segno dell’identità non solo religiosa del popolo puteolano che, dopo decenni, può concretamente iniziare a riappropriarsi delle radici storiche, civili e di fede» (il testo completo della lettera del vescovo su www.segnideitempi.it).

In preparazione all’evento, venerdì 2 maggio, alle ore 10.30, nell’auditorium del Seminario vescovile al Villaggio del Fanciullo di Pozzuoli, si svolgerà un convegno di studio presieduto dal vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, con interventi di monsignor Piero Marini, presidente dei Congressi Eucaristici Internazionali, già Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, dell’architetto Alessandro Castagnaro, docente alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, e moderato da monsignor Luigi Longobardo, vicario episcopale per la cultura. Il convegno è rivolto ai presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e ai membri dei Consigli pastorali parrocchiali.
Venerdì 9 maggio, alle ore 11.00, nella Basilica Cattedrale s. Procolo Martire al Rione Terra verrà illustrato il lavoro di restauro eseguito. L’incontro, presieduto dal vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, e dalsindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, moderatore monsignor Luigi Longobardo, vicario episcopale per la cultura, è rivolto a giornalisti, rappresentanti della Regione, dei Comuni flegrei, degli enti preposti per la promozione del turismo e dei beni culturali, delle forze dell’ordine. 
L’ingresso è ad invito.
La riapertura al culto e alla città della Basilica Cattedrale si svolgerà domenica 11 maggio. Alle ore 17.30 dal largo santa Maria delle Grazie partirà la processione delle statue dei santi Patroni della diocesi di Pozzuoli, che si concluderà nella Cattedrale al Rione Terra, dove si svolgerà, alle ore 18.30, il rito di benedizione e la santa Messa pontificale, presieduta dal vescovo, monsignor Gennaro Pascarella.
Per esigenze legate alla sicurezza, l’accesso alla cattedrale per la partecipazione alla celebrazione della santa Messa sarà consentita fino alle ore 18.00. Potranno accedere all’interno della Cattedrale le autorità ecclesiastiche, civili, militari e i rappresentanti delle parrocchie di Pozzuoli e della Diocesi muniti di pass.
Per favorire la partecipazione di tutti gli altri fedeli, la celebrazione della santa Messa sarà trasmessa in diretta dall’emittente televisiva Napoli Canale 21 e saranno collocati due maxi schermi nel piazzale Sedile dei Nobili al Rione Terra e in piazza 2 marzo 1970.
Conclusa la celebrazione, la Basilica Cattedrale resterà aperta fino a notte inoltrata per permettere a tutti i fedeli che lo vorranno di poterla visitare.