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mercoledì 16 dicembre 2020

IL MIRACOLO DEL PATROCINIO * Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.



Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro 
(Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

"Napoli nel mondo" intervista Ciro Biondi

Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.  
In quello del 16 dicembre, del Patrocinio, la liquefazione del sangue ricorda la protezione che il Santo diede alla città di Napoli e ai suoi casali in occasione dell’eruzione del Vesuvio nel 1631. Gli altri due miracoli avvengono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando avvenne la traslazione da Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, giorno dedicato al martirio del santo. Per l’occasione abbiamo intervistato Ciro Biondi, giornalista ed esperto di storia locale. Dal 2000 si occupa della comunicazione per la Diocesi di Pozzuoli e ha avuto modo di scrivere molto su San Gennaro.

Che rapporto c’è tra Pozzuoli e San Gennaro?

“Un rapporto antichissimo, più antico di quello che esiste tra San Gennaro e Napoli. Nulla da togliere al fatto che Napoli e il Santo siano intimamente legati e che per tutto il mondo non si può pensare a Napoli senza pensare anche a San Gennaro e viceversa. Però è a Pozzuoli che Gennaro venne martirizzato ed è qui che crebbe, fin dai primi anni dopo la morte, il suo culto. Nella città flegrea c’è il Santuario a lui dedicato che ricorda il luogo del martirio e che attira visitatori e fedeli. Il martirio è un momento importante. È come se la terra su cui è stato versato il sangue si legasse al Santo come in un patto speciale ed eterno. Diciamo che Pozzuoli con l’effusione del sangue ha ricevuto un grande privilegio da parte di San Gennaro”.



Come avvennero i fatti?

“Su San Gennaro nel corso dei secoli si è scritto molto. Molte cose sono ritenute certe dalla credenza popolare, ma in verità sappiamo ben poco. Gli esperti ritengono che la fonte più accreditata siano gli Atti Bolognesi del VII secolo e riscoperti solo nel ‘700. Questo documento ci offre poche informazioni ma si ritiene che siano quelle più veritiere. Ad ogni modo il martirio del santo avviene a Pozzuoli nel 305 d.C. insieme a Gennaro, che si vuole vescovo di Benevento, morirono anche tre puteolani: il diacono Procolo e i laici Eutiche – o altrimenti detto Eutichete – e Acuzio. Inoltre ci furono il diacono di Miseno Sossio, Festo e Desiderio. Questi ultimi due, secondo la tradizione, erano lettori che accompagnavano il vescovo. I cristiani vennero condannati ad essere sbranati dalle belve nell’Anfiteatro per avere professato e non rinnegato la fede in Cristo. Entrati nell’arena le vittime iniziarono a pregare e le bestie feroci rinunciarono al loro pasto. Le autorità imperiali decisero allora di decapitarli. L’esecuzione avvenne all’interno della Solfatara”.

A Pozzuoli è conservata la pietra che diventa rossa nel momento in cui a Napoli avviene il miracolo…

“La storia della pietra fa parte della bellissima tradizione della devozione popolare dei puteolani. Però andiamo per ordine. La pietra custodita dai padri Cappuccini nel Santuario non è la pietra su cui è avvenuta la decollazione. Studi condotti dal professore Ennio Moscarella negli anni ’70 hanno definitivamente chiarito che si tratta di parte di un altare, probabilmente di una delle basi. E che il rosso di cui è macchiata in realtà è del pigmento, colore di qualche illustrazione sacra. Quindi il fatto che la macchia rossa diventi più “viva” è solo suggestione. Si tratta di studi a cui hanno dato credito i maggiori esperti e che anche la Diocesi di Pozzuoli avvalora. Tutto questo non mette in discussione l’episodio del martirio. Anzi, paradossalmente ci conferma che qui a Pozzuoli, subito dopo il drammatico evento, è stato edificato un luogo di preghiera dedicato al santo. E quindi invece di negare la vicenda, la piccola pietra dell’antico altare ci offre un indizio. Per chi ha fede già questo è più che sufficiente”.

Ma a Pozzuoli esiste anche un’altra reliquia importante…

“Si. A Pozzuoli abbiamo conservato una reliquia contenente il sangue del santo. L’ampolla puteolana è stata riscoperta di recente ed è esposta nella Sala dei Santi Patroni nello splendido Museo Diocesano al Rione Terra. Un Museo ancora poco conosciuto ma che custodisce oggetti sacri che aiutano a ricostruire la storia del Cristianesimo locale che ha avuto qui molti testimoni come San Paolo. È importante ribadire che la diocesi di Pozzuoli è tra le più antiche dell’Occidente”.

Qual è la storia di questo sangue?

“Nel 1998 don Angelo D’Ambrosio, insigne studioso e direttore dell’Archivio Diocesano di Pozzuoli, rinvenne il prezioso reliquiario tra gli argenti della Cattedrale di Pozzuoli. Si tratta di un reliquiario da esposizione simile a tanti altri, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Il reliquiario custodisce una fiala di pochi centimetri contenente della polvere rossastra. Indagini storiche compiute dallo studioso Rosario Di Bonito hanno ricostruito la storia della reliquia. Si tratterebbe di sangue prelevato da una delle ampolle napoletane. Sarebbe stata prelevato nel 1702. In quell’anno visitò Napoli il re di Spagna Filippo V di Borbone, futuro padre di Carlo III. Al re venne donato un po’ di sangue ancora oggi custodito nella Cappella Reale di Madrid. E forse in quell’occasione qualcuno, più o meno lecitamente, ne prese un altro po’ per sé. Queste sono chiaramente supposizioni. È certo che nel 1877 la fiala fu donata a monsignor Gennaro De Vivo, vescovo di Pozzuoli. La reliquia fu custodita nell’appartamento privato del vescovo e dei suoi successori. Le vicende puteolane come l’incendio del Duomo nel 1964, l’abbandono del Rione Terra nel 1970 e l’evacuazione dell’Episcopio da parte del vescovo Sorrentino nel 1980, hanno fatto perdere le tracce della reliquia. Il particolare oggetto fu dimenticato nei depositi della Diocesi. Ora si trova al Museo Diocesano. È un ulteriore legame tra san Gennaro e Pozzuoli”.



Ciro Biondi





martedì 8 dicembre 2020

"Anno di San Giuseppe da oggi all'otto dicembre del 2021"

Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe da oggi all'otto dicembre del 2021.
“Al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, Papa Francesco ha stabilito che, dalla data odierna, anniversario del Decreto di proclamazione nonché giorno sacro alla Beata Vergine Immacolata e Sposa del castissimo Giuseppe, fino all’8 dicembre 2021, sia celebrato uno speciale Anno di San Giuseppe, nel quale ogni fedele sul suo esempio possa rafforzare quotidianamente la propria vita di fede nel pieno compimento della volontà di Dio”






lunedì 7 dicembre 2020

Calendario Liturgico delle Festività Natalizie

 


L'orario della Santa Messa della Vigilia di Natale sarà comunicato dal Parroco non appena perverranno idonee comunicazioni dalla diocesi di Pozzuoli.

domenica 22 settembre 2019

Battezzati e inviati * la Chiesa di Cristo in missione nel mondo



Messaggio del Santo Padre Francesco
per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

Cari fratelli e sorelle,
per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum
illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta
apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario
della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al
mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la
Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare
il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta
come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma
sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova
insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non
facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso
della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr
Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le
cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti
eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e
nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18).
Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente.
Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile
questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e
della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio
chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione;
ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé
stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e
insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore
di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà,
Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita
divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo
che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché
ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane  vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa, 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel
Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me,
anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt
28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua
vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica
fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna
accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad
esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua
Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della
Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia.
L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento
di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di
Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare
mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e
dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro
antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui
anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita
divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto
a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo
incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. [...] Il Verbo di Dio,
facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle
religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso,
bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» (Discorso nella Sessione inaugurale, 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione
la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù,
missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre
della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella
Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità
ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera,
anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza
missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria
della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste




mercoledì 13 settembre 2017

Don Roberto Iodice nuovo Parroco di San Gioacchino a Bacoli

Don Roberto Iodice, quarantunenne Sacerdote della nostra Diocesi, nativo di Nocera Inferiore, è cresciuto in questa nostra terra flegrea e nella Chiesa di Pozzuoli.
Il papà, Salvatore, guida ed anima da molti anni la Pro Handicap, una Associazione di Volontariato ONLUS molto attiva ed apprezzata nel nostro Promontorio.
La sua famiglia, inoltre, con la signora Anna Cammino, si è vista per anni impegnata anche nelle attività del Gruppo Caritas di questa nostra Parrocchia di Torre di Cappella, dove avemmo il piacere di avere tra noi don Roberto pochi giorni dopo la sua consacrazione sacerdotale, per presiedere la solenne liturgia Eucaristica del 19 settembre 2013, in occasione della Festa di San Gennaro.
Siamo certi che non pochi tra noi saranno presenti a San Gioacchino il 15 prossimo per partecipare con gioia e con fede alla solenne cerimonia prevista.


venerdì 1 settembre 2017

8 settembre

Natività della Beata Vergine Maria
8 settembre



I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.

Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.

La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.

E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.

Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.

PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato. 

PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace. 

[da web: santo del giorno http://www.santodelgiorno.it/nativita-della-beata-vergine-maria/ ]

martedì 15 agosto 2017

IL ROSARIO SOTTO LE STELLE A TORRE DI CAPPELLA

Fusaro, 15 agosto 2017

Immagini colte in occasione della veglia "Il Rosario sotto le stelle", tradizionale momento di preghiera della vigilia dell'Assunta nell'oratorio della chiesa di san Gennaro (Parrocchia S. Antimo e S. Filomena).
Organizzato dal gruppo Caritas e presieduto dal Parroco don Florian Binaday, la preghiera comunitaria ha visto una nutrita partecipazione ed ha rappresentato per tutti i presenti un importante momento di condivisone di fede che ha unito i presenti agli assenti in un comune anelito di vicinanza a Maria Santissima Assunta.
Nel mezzo di preghiere a Maria ed intervallato da canti mariani il santo Rosario è stato meditato con letture bibliche di brani del Nuovo Testamento e meditazioni tratte da interventi di San Giovanni Paolo Secondo.
Il Parroco e tutti i presenti, al termine, si sono intrattenuti in un momento di "agape" fraterna, condividendo quanto di buono era stato amorevolmente e spontaneamente preparato dalle volontarie Caritas e da altre Operatrici Pastorali.

 

















giovedì 13 ottobre 2016

Il primo giorno di catechismo

Domani, venerdì 14 ottobre inizierà il percorso che porterà fra tre anni i ragazzi della "classe del 2009" all'incontro materiale con Gesù: la Prima Comunione!

Essi sono: 
Gianluca Arena, 
Miriana Carannante,
Rosa Carannante,
Sara carannante,
Syria Carannante,
Vincenzo della Ragione,
Alessio Smiraglia.

Gli incontri si ripeteranno ogni venerdì dalle ore 16.00.
Dopo averli presentati a tutta la Comunità Parrocchiale nel corso della Festa di Accoglienza tenutasi sabato (o ottobre scorso), desideriamo farli conoscere anche a chi non ha potuto esser presente in quella occasione.


lunedì 10 ottobre 2016

L’ideologia del “gender”: se la conosci la eviti

Risultati immagini per gender diacono diocesi roma
In attesa della "Formazione"  ... una prima "informazione"

La questione del "genere" (in inglese gender) è un incrocio fra una dottrina pseudo-scientifica e un bisogno politico, che ha finito col tramutarla in ideologia. 
Nella cultura mass-mediatica il termine è ormai egemonico e ha sostituito - anche negli studi internazionali e nelle analisi di sostegno al terzo mondo - il termine sesso. Il linguaggio recepisce velocemente i cambiamenti e il nostro caso non fa eccezione, tanto che questo nuovo significato di genere è passato all'interno delle nostre culture. La teoria del gender è una idea che sostiene la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo, ma che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c'è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne.
Se non ci fossero queste costruzioni culturali non ci sarebbero differenze tra donne e uomini e il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona.
Se osserviamo la realtà vicina a noi, in effetti oggi i ragazzi e le ragazze tendenzialmente sono educati nello stesso identico modo e i genitori si vergognano un po' se dicono alla figlia cose diverse che al figlio, anche se in realtà i ragazzi e le ragazze hanno esigenze diverse, problemi diversi, incontrano ostacoli diversi. Si è imposta la tendenza a negare le differenze.
Prima l'idea era di essere uguali se cancelliamo la proprietà privata, le differenze sociali, la meritocrazia, se cancelliamo tutto. Oggi, invece, questa utopia dell'uguaglianza ha preso strade diverse: secondo la teoria del gender, l'umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma l'umanità è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere. Questa utopia dell'uguaglianza è anche quella che sta dietro l'eugenetica: se nessuno è malato, siamo tutti uguali, tutti sani.
tutti felici.
Il successo di questa omologazione è anche legato al crollo delle ideologie tradizionali, al riempimento di un vuoto dopo il crollo del muro di Berlino. Si introduce così il cambiamento di termini: parentalità invece di genitori, perché genitori sono padre e madre, invece parentalità è una parola strana; parole che cancellano la differenza sessuale e che vorrebbero dire che esistono solo dei nuclei sociali che possono assomigliare alla famiglia, indipendentemente dalla differenza sessuale.
La cosa grave è che le Nazioni Unite e, soprattutto, l'Unione Europea hanno sposato quest'ideologia del gender, come un'ideologia ugualitaria, quindi buona, quindi da proporre.
L'Unione Europea ha stabilito sostanziosi finanziamenti per favorire la diffusione dell'ideologia del gender in Europa; il che ha significato che chiunque in una Università, in un contesto di ricerca, metta il termine gender nel suo programma, diventi idoneo a ricevere dei soldi. Questo ha fatto sì che il termine abbia avuto una rapida diffusione, perché anche persone che si occupavano di cose diverse hanno inserito la parola gender in modo tale da avere finanziamenti. Così il termine è diventato familiare; poi è molto chic perché è un termine inglese, moderno; non si dice più differenze sessuali, che ricordano il sesso, archetipo della Creazione, gender è molto più carino, alla moda. Uno si sente parte di un mondo avanzato, moderno, se lo usa; anche all'interno del mondo cattolico. Lo usano tutti. La diffusione è avvenuta anche nelle nostre Regioni: nei documenti delle Regioni si usa "famiglie" invece che famiglia, e parentalità.Troviamo la parola genere dappertutto e le persone che la usano non sanno tutta la storia: che cosa è il genere, il pericolo che rappresenta e il tipo di categoria che usano.
Bisognerebbe stare molto attenti, quando si parla, a non usare il termine "genere" e a denunciare quando viene usato: tu sai cosa è? Ma sai cosa vuol dire questo termine che usi? Perché è un modo per contrastare questa avanzata assurda che però, ad un certo punto, come tutte le ideologie diventa realtà sociale; e quindi già si dice che non esiste più la differenza sessuale, ma che esiste solo il genere, che è una costruzione culturale.
Al convegno delle Nazioni Unite di Pechino del 1995 - dedicato alla condizione femminile e che ebbe fra le principali protagoniste Hillary Clinton - si propose di sostituire la differenza tra uomini e donne con cinque "generi". La proposta non passò perché soprattutto la Chiesa cattolica fece opposizione e si alleò con altri paesi; però, di fatto, queste idee, anche se non approvate ufficialmente, sono ormai imposte e diffuse a livello planetario e sono considerate una evidenza che fa parte della realtà. 

(diac. Girolamo Furio - Diocesi si Roma)

domenica 2 ottobre 2016

Uniti nella Comunità

Nei locali dell'Oratorio a Torre di Cappella si è tenuto ieri, 1 ottobre 2016, il Ritiro Parrocchiale programmato per l'inizio dell'Anno Pastorale.
Abbiamo meditato, con l'aiuto del Diacono don Giuseppe Renzi,.il brano del Vangelo di Giovanni che racconta dell'incontro di Gesù con la Samaritana.
Non eravamo in pochi. Ma non eravamo in molti.
Tra le assenze, anche tra gli Operatori Pastorali ci sono state persone che sono state impossibilitate a partecipare.
Riportiamo qui solo alcuni flash della riflessione, che alla presenza del nostro Parroco, si è protratta fino all'inizio della liturgia eucaristica.
Le immagini che riportiamo di seguito si concludono con la preghiera conclusiva del ritiro.
Chi non ha potuto esserci, se crede, può unirsi anche oggi, anche da casa ed anche solo spiritualmente, alla Comunità.
La preghiera di tutti, alla fine, sia perché il Signore conceda la grazia a tutti noi di essere comunque presenti al prossimo ritiro.







Al termine dell'incontro abbiamo avuto il piacere di leggere un pensiero di don Raffaele Russo, pubblicato anni fa in numero del giornalino della sua parrocchia in Pozzuoli.
Vista la richiesta insistente di tutti i presenti, riportiamo in questa pagina il testo completo, di questo scritto, che possiamo ben definire "il  testamento spirituale di un parroco".

La Parrocchia che sogno.

Dopo 25 anni da parroco si può ancora sognare una parrocchia? A me capita proprio cos’. Non amo troppo le cose, le strutture, le leggi. Certo ci vogliono. Ma io amo la gente. Non mi incanta tanto un bel quadro o una scultura –che pure non sottovaluto- quanto gli occhi di un bimbo o un volto rigato da pene dove, in quei solchi, puoi leggerci tutte le lacrime, tutta la storia di una vita. Io sogno una parrocchia che sia una vera comunità, una famiglia, dove i gesti di pace –gesti d’amore- non siano segni stereotipi e rari di un momento liturgico, ma si inventino negli intimi modi e situazioni della vita. Io sogno una comunità parrocchiale attenta e disponibile verso ogni persona in necessità, che rifiuti il modello borghese dell’autosufficienza, dell’orgoglio, del confronto, dell’indifferenza. Una famiglia che sappia condividere il pane e la gioia, le paure e le sconfitte, il dolore e la speranza. Sogno una parrocchia solidale, dove le pene, le malattie, la solitudine dell’altro diventano mie e veramente me le sento addosso, me le sento dentro.Una comunità che spezza il suo pane e condivide il cammino della vita nella consapevolezza di non essere soli e di non lasciare solo nessuno.Una comunità che sa che il cristiano la vita non solo la rischia, la DONA. Con una parrocchiale così io camminare vivendo, operando, donando; dando senso e sapore all’esistenza: il senso e il sapore dell’amore. Insieme con questa comunità vorrei giungere davanti al Re della parabola evangelica, per sentire la sentenza del trionfo dell’amore: “Venite, benedetti del Padre mio, ... perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, straniero mi avete accolto, malato e carcerato siete venuti a visitarmi” (Mt. 25, 34-36). Sogno una comunità che sappia riconoscere negli occhi degli altri l’attesa implorante degli occhi di Cristo. Chi vuole aiutarmi a sognare?

(Don Raffaele Russo)

domenica 26 giugno 2016

Chi non viene si unisca a noi col cuore



                     INDICAZIONI PER OTTENERE 
                L’INDULGENZA PLENARIA

                     Una volta varcata la Porta Santa o Porta della Misericordia,
o che sia verificata una delle altre circostanze nelle quali Papa Francesco ha con - cesso che si possa ricevere l’indulgenza (ad esempio per i malati, i carcerati e per chiunque compia in prima persona un’opera di misericordia), oltre alle usuali condizioni (confessione e comunione eucaristica) che richiedono un cuore ben disposto perché la grazia possa portare i frutti sperati, i fedeli dovranno fermarsi in preghiera per compiere gli ultimi atti richiesti:
la professione di fede e la preghiera per il Papa e secondo le sue intenzioni. Quest’ultima potrà essere almeno
un Padre Nostro - la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato per rivolgerci come figli al Padre - ma possibilmente anche di più. In particolare, in considerazione dello spirito proprio di questo Anno Santo, si suggerisce di recitare la bella preghiera di Papa Francesco per il Giubileo, e di concludere il momento di preghiera con un’invocazione al Signore Gesù Misericor - dioso (ad esempio “Gesù Misericordioso, confido in Te”)



Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo
 Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del
Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che  i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore: fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen




PREGHIAMO CON I SALMI
41 (40) Preghiera del malato abbandonato

2 Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
3 Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
4 Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
5 Io ho detto: “Pietà di me, Signore;
risanami, contro di Te ho peccato”.
6 I nemici mi augurano il male:
“Quando morirà e perirà il suo nome? ”
7 Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
8 Contro di me
sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
9 “Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi”.
10 Anche l’amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
11 Ma Tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
12 Da questo saprò che Tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
13 per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
14 Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

57 (56) In mezzo ai “leoni”

2 Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in Te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali
finché sia passato il pericolo.
3 Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che mi fa il bene.
4 Mandi dal cielo a salvarmi
dalla mano dei miei persecutori,
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.
5 Io sono come in mezzo a leoni,
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua spada affilata.
6 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
7 Hanno teso una rete ai miei piedi,

mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa
e vi sono caduti.
8 Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
9 Voglio cantare, a Te voglio inneggiare:
svègliati, mio cuore,
svègliati arpa, cetra,
voglio svegliare l’aurora.
10 Ti loderò tra i popoli, Signore,
a Te canterò inni tra le genti.
11 perché la tua bontà è grande fino ai cieli,
e la tua fedeltà fino alle nubi.
12 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.



INVOCAZIONI DI MISERICORDIA NEI SALMI

Io per la tua grande Misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio. Salmo 5,8
Volgiti, Signore, a liberarmi, salvami per la tua Misericordia. Salmo 6,5
Nella tua Misericordia ho confidato. Gioisca il mio cuore nella tua salvezza e canti al Signore, che mi ha beneficato. Salmo 13,6
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua Misericordia, per la tua bontà, Signore. Salmo 25,7
Volgiti a me e abbi Misericordia, perché sono solo ed infelice. Salmo 25,16
Integro è il mio cammino; riscattami e abbi Misericordia. Salmo 26,11
Ascolta, Signore, abbi Misericordia, Signore, vieni in mio aiuto. Salmo 30,11
'Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua Misericordia. Salmo 31,17sempre. Salmo 40,12 
 Non rifiutarmi, Signore, la tua Misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre. Salmo 40,12
Salvaci per la tua Misericordia. Salmo 44,27
Ricordiamo, Dio, la tua Misericordia dentro il tuo tempio. Salmo 48,10
Pietà di me, o Dio, secondo la tua Misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Salmo 51,3
Mia forza, a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa, Tu, o mio Dio, sei la mia Misericordia. Salmo 59,18
Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la tua Misericordia. Salmo 66,20
Può Dio aver dimenticato la Misericordia, aver chiuso nell'ira il suo cuore? Salmo 77,10
Non imputare a noi le colpe dei nostri padri, presto ci venga incontro la tua Misericordia, poiché siamo troppo infelici. Salmo 79,8
Mostraci, Signore, la tua Misericordia e donaci la tua salvezza. Salmo 85,8
Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Salmo 85,11

Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di Misericordia con chi ti invoca. Salmo 86,5
 Grande con me è la tua Misericordia: dal profondo degli inferi mi hai strappato. Salmo 86,13

 Volgiti a me e abbi Misericordia: dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua ancella. Salmo 86,16
Buono è il Signore, eterna la tua Misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione. Salmo 100,5
Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, perché è tempo di usarle Misericordia: l'ora è giunta. Salmo 102,14
Salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di Misericordia. Salmo 103,4
Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua Misericordia su quanti lo temono. Salmo 103,11
Alleluia. Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua Misericordia. Salmo 107,1
Ringrazino il Signore per la sua Misericordia, per i Suoi prodigi a favore degli uomini. Salmo 107, 8.15.21.31.
Nessuno gli usi Misericordia, nessuno abbia pietà dei suoi orfani. Salmo 109,12
Alleluia. Celebrate il Signore, perché è buono;
perché eterna è la sua Misericordia.
Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua Misericordia.
Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua Misericordia.
Salmo 118
Venga su di me la tua Misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia. Salmo 119,77