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lunedì 30 novembre 2020

Immacolata Concezione * Breve riflessione sul Magnificat



Tratto introduttivo di un "opuscolo - commento" al Magnificat. 

“ ... La dolce madre di Cristo ci insegna con l'esempio della sua vita e con le sue parole, come si deve conoscere, amare e lodare Iddio.
E poiché, gioisce nel suo spirito, lodando e glorificando Dio per aver rivolto il Suo sguardo su di lei nella sua umile condizione, dobbiamo presumere che avesse genitori poveri, disprezzati e di umile condizione. Vogliamo chiarire questa circostanza ai ciechi e alle persone semplici . Senza dubbio anche a Gerusalemme, come in tante altre città, vi erano figlie di sommi sacerdoti e consiglieri, le quali erano ricche, belle, giovani, colte e onoratissime da tutti (come lo sono ora le figlie dei re, dei prìncipi e dei ricchi). A Nazareth, che era la sua città, non era la figlia di uno dei capi, ma di un semplice e povero cittadino, il quale non godeva né di onori, né di considerazione. E fra le figlie dei suoi vicini era una fanciulla modesta che badava al bestiame e accudiva alle faccende domestiche, proprio come oggi avviene per una povera ragazza di casa che attende alle necessità familiari.
Così aveva annunziato Isaia, al capo XI: "Un virgulto spunterà dal tronco di Jesse e un fiore nascerà dalla sua radice, sul quale riposerà Io Spirito Santo". Il tronco e la radice è la progenie di Jesse o di Davide, ossia la vergine Maria, il virgulto e il fiore è Cristo.
Ora come è incredibile che da un tronco e da una radice secchi e marci nascano un bel virgulto ed un fiore, così non sembrava possibile che la vergine Maria dovesse diventare madre di un tale fanciullo.
Ritengo, inoltre, che lei venga definita tronco e radice, non soltanto per il fatto di essere diventata madre restando vergine, nello stesso modo soprannaturale di un germoglio che nasca da un ceppo morto, ma anche perché la stirpe di Davide - che anticamente aveva goduto nel mondo di grande onore, potenza, ricchezza e felicità e al momento della nascita di Cristo, ormai caduta in miseria, veniva disprezzata come un tronco morto, soppiantata dai sacerdoti che regnavano godendo degli stessi onori - non appariva più in grado di generare un re glorioso. Ma proprio nel momento in cui questa misera condizione appariva più accentuata, da quel ceppo disprezzato nacque Cristo; da quell'umile e povera fanciulla nacque il germoglio e il fiore, da quella ragazza che le figlie degli eminenti Hanna e Caiafa non avrebbero ritenuta degna di essere la loro ultima serva. Perciò mentre le azioni e lo sguardo di Dio sono rivolti verso il basso, lo sguardo e le azioni degli uomini risultano esserlo soltanto verso l'alto. “...

(Martin Lutero)
Tratto da: Avvento e Natale: "Sarà Chiamato DIO CON NOI" Sussidio Liturgico Pastorale. Edito Periodici San Paolo.

giovedì 26 novembre 2020

LA SPERANZA * PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

 


Aspettare "le feste" di Natale non serve a nulla se non aspettiamo veramente Gesù! 

LA VECCHIETTA CHE ASPETTAVA DIO
[Racconto di Bruno Ferrero]
C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.
Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.
Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.
La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".


domenica 22 settembre 2019

Battezzati e inviati * la Chiesa di Cristo in missione nel mondo



Messaggio del Santo Padre Francesco
per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

Cari fratelli e sorelle,
per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum
illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta
apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario
della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al
mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la
Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare
il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta
come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma
sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova
insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non
facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso
della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr
Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le
cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti
eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e
nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18).
Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente.
Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile
questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e
della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio
chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione;
ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé
stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e
insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore
di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà,
Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita
divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo
che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché
ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane  vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa, 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel
Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me,
anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt
28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua
vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica
fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna
accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad
esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua
Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della
Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia.
L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento
di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes, sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di
Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare
mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e
dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro
antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui
anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita
divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto
a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo
incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. [...] Il Verbo di Dio,
facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle
religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso,
bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» (Discorso nella Sessione inaugurale, 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione
la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù,
missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre
della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella
Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità
ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera,
anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza
missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria
della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste




venerdì 1 settembre 2017

8 settembre

Natività della Beata Vergine Maria
8 settembre



I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.

Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.

La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.

E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.

Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.

PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato. 

PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace. 

[da web: santo del giorno http://www.santodelgiorno.it/nativita-della-beata-vergine-maria/ ]

martedì 7 marzo 2017

Amoris Laetitia - Il passo del papa e il cammino della chiesa - 1° Incontro

Undicesimo Corso di Formazione - 1° Amoris Laetitia: "Il passo del Papa e il cammino della Chiesa".

Per quanti non hanno potuto assistere, ecco il video del primo incontro di quest'anno.



lunedì 14 novembre 2016

Conferenza di Fratel Enzo Bianchi Priore di Bose

Convegno Ecclesiale Diocesi di Pozzuoli

Dal 23 al 25 settembre 2016 si è svolto a Pozzuoli l'annuale Convegno Ecclesiale Diocesano, che quest'anno ha avuto per tema:
"Evangelii Gaudium: Il sogno di una Chiesa Sinodale e Missionaria".



mercoledì 26 ottobre 2016

Fate quello che Lui vi dirà.

La madonnina dell'Otatorio nella chiesa di San Gennaro (Torre di Cappella, Parrocchia S. Antimo e S. Filomena).

(Foto di Elisabetta Pilieci)

La Madonnina veglia con sguardo materno su tutte le attività parrocchiali, catechistiche e oratoriali.
Diventa naturale, passanovi innanzi, fermarsi un attimo almeno col pensiero, per ascoltarne la voce amorevole che ci invita: "Fate quello che Lui vi dirà"!

giovedì 13 ottobre 2016

Il primo giorno di catechismo

Domani, venerdì 14 ottobre inizierà il percorso che porterà fra tre anni i ragazzi della "classe del 2009" all'incontro materiale con Gesù: la Prima Comunione!

Essi sono: 
Gianluca Arena, 
Miriana Carannante,
Rosa Carannante,
Sara carannante,
Syria Carannante,
Vincenzo della Ragione,
Alessio Smiraglia.

Gli incontri si ripeteranno ogni venerdì dalle ore 16.00.
Dopo averli presentati a tutta la Comunità Parrocchiale nel corso della Festa di Accoglienza tenutasi sabato (o ottobre scorso), desideriamo farli conoscere anche a chi non ha potuto esser presente in quella occasione.


domenica 2 ottobre 2016

Uniti nella Comunità

Nei locali dell'Oratorio a Torre di Cappella si è tenuto ieri, 1 ottobre 2016, il Ritiro Parrocchiale programmato per l'inizio dell'Anno Pastorale.
Abbiamo meditato, con l'aiuto del Diacono don Giuseppe Renzi,.il brano del Vangelo di Giovanni che racconta dell'incontro di Gesù con la Samaritana.
Non eravamo in pochi. Ma non eravamo in molti.
Tra le assenze, anche tra gli Operatori Pastorali ci sono state persone che sono state impossibilitate a partecipare.
Riportiamo qui solo alcuni flash della riflessione, che alla presenza del nostro Parroco, si è protratta fino all'inizio della liturgia eucaristica.
Le immagini che riportiamo di seguito si concludono con la preghiera conclusiva del ritiro.
Chi non ha potuto esserci, se crede, può unirsi anche oggi, anche da casa ed anche solo spiritualmente, alla Comunità.
La preghiera di tutti, alla fine, sia perché il Signore conceda la grazia a tutti noi di essere comunque presenti al prossimo ritiro.







Al termine dell'incontro abbiamo avuto il piacere di leggere un pensiero di don Raffaele Russo, pubblicato anni fa in numero del giornalino della sua parrocchia in Pozzuoli.
Vista la richiesta insistente di tutti i presenti, riportiamo in questa pagina il testo completo, di questo scritto, che possiamo ben definire "il  testamento spirituale di un parroco".

La Parrocchia che sogno.

Dopo 25 anni da parroco si può ancora sognare una parrocchia? A me capita proprio cos’. Non amo troppo le cose, le strutture, le leggi. Certo ci vogliono. Ma io amo la gente. Non mi incanta tanto un bel quadro o una scultura –che pure non sottovaluto- quanto gli occhi di un bimbo o un volto rigato da pene dove, in quei solchi, puoi leggerci tutte le lacrime, tutta la storia di una vita. Io sogno una parrocchia che sia una vera comunità, una famiglia, dove i gesti di pace –gesti d’amore- non siano segni stereotipi e rari di un momento liturgico, ma si inventino negli intimi modi e situazioni della vita. Io sogno una comunità parrocchiale attenta e disponibile verso ogni persona in necessità, che rifiuti il modello borghese dell’autosufficienza, dell’orgoglio, del confronto, dell’indifferenza. Una famiglia che sappia condividere il pane e la gioia, le paure e le sconfitte, il dolore e la speranza. Sogno una parrocchia solidale, dove le pene, le malattie, la solitudine dell’altro diventano mie e veramente me le sento addosso, me le sento dentro.Una comunità che spezza il suo pane e condivide il cammino della vita nella consapevolezza di non essere soli e di non lasciare solo nessuno.Una comunità che sa che il cristiano la vita non solo la rischia, la DONA. Con una parrocchiale così io camminare vivendo, operando, donando; dando senso e sapore all’esistenza: il senso e il sapore dell’amore. Insieme con questa comunità vorrei giungere davanti al Re della parabola evangelica, per sentire la sentenza del trionfo dell’amore: “Venite, benedetti del Padre mio, ... perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, straniero mi avete accolto, malato e carcerato siete venuti a visitarmi” (Mt. 25, 34-36). Sogno una comunità che sappia riconoscere negli occhi degli altri l’attesa implorante degli occhi di Cristo. Chi vuole aiutarmi a sognare?

(Don Raffaele Russo)

lunedì 30 maggio 2016

Passiamo la Porta Santa


Dalla Bolla di Indizione del Giubileo straordinario della misericordia “Misericordia Vultus” 

Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi.

RIPORTIAMO ALCUNI SALMI DELLA MISERICORDIA INTERVALLATI DA QUALCHE IMMAGINE DEL DUOMO DI POZZUOLI

...



Le due vie  

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte. 
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere. 
Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti. 
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
 ma la via degli empi andrà in rovina.


Implorazione nella prova  

Signore, non punirmi nel tuo sdegno,
non castigarmi nel tuo furore. 

Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.
L'anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando...? 

Volgiti, Signore, a liberarmi,
salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi negli inferi canta le tue lodi? 

Sono stremato dai lungi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore,
invecchio fra tanti miei oppressori. 
Via da me voi tutti che fate il male,
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici,
confusi, indietreggino all'istante.


Preghiera del malato abbandonato  

Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia. 

Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».
I nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
 e uscito fuori sparla. 
Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
Anche l'amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno. 

Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.


Ringraziamento  

Amo il Signore perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l'orecchio
nel giorno in cui lo invocavo. 

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia
e ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, Signore, salvami».
Buono e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili:
ero misero ed egli mi ha salvato. 

Ritorna, anima mia, alla tua pace,
poiché il Signore ti ha beneficato;
egli mi ha sottratto dalla morte,
ha liberato i miei occhi dalle lacrime,
ha preservato i miei piedi dalla caduta.
Camminerò alla presenza del Signore
sulla terra dei viventi. 

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Ho detto con sgomento:
«Ogni uomo è inganno». 
Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. 

Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.
Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli. 

Sì, io sono il tuo servo, Signore,
io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
hai spezzato le mie catene.
A te offrirò sacrifici di lode
e invocherò il nome del Signore.  

Adempirò i miei voti al Signore
e davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.