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venerdì 5 gennaio 2024

Giornata mondiale infanzia missionaria

 6 GENNAIO EPIFANIA


Bambini che aiutano bambini

Oggi, solennità dell’Epifania, ricorre la Giornata dell’Infanzia Missionaria, istituita da papa Pio XII il 4 dicembre 1950 e promossa dalla Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. Tutto ebbe inizio in Francia, verso la metà dell’Ottocento, quando mons. Charles de Forbin-Janson, vescovo di Nancy, colpito dalle notizie che arrivavano dai missionari francesi in Cina sui numerosi bambini che morivano senza aver ricevuto il battesimo, ebbe un’idea: coinvolgere i bambini della Francia in modo che essi, tramite la preghiera e il contributo materiale, potessero aiutare i loro coetanei.

Papa Pio XI riconobbe il valore di questa iniziativa, che per la prima volta coinvolgeva attivamente i bambini nell’attività missionaria della Chiesa, istituendo la Pontificia Opera (3 maggio 1922). Ecco il messaggio di questa opera: i bambini aiutano i bambini. Molti Paesi aderirono all’iniziativa. Ci si rese conto della forza missionaria dei bambini e fu grande la sorpresa di presbiteri e vescovi nel constatare l’accoglienza reale dei bambini a tale opera missionaria, che li poneva al centro della Chiesa e del mondo.

Spesso pensiamo ai piccoli solo come a destinatari delle nostre cure, ma essi sono in grado di rendersi attivi. Pensiamo, per esempio, a tutti quei bambini catecumeni che, sollecitati dalla fede dei loro coetanei, chiedono di ricevere il battesimo, arricchendo di doni e di creatività il cammino del proprio gruppo. Ogni cristiano è un missionario. Anche i bambini sono in grado di testimoniare, vivere e annunciare l’amore per il Salvatore del mondo.

E noi possiamo aiutarli, fin dalla tenera età, facendo volgere il loro sguardo verso i bambini lontani, educandoli alla forza della preghiera per gli altri, alla solidarietà, a delle piccole rinunce. Come diceva mons. Forbin-Janson: «Un’Ave Maria al giorno, un soldino al mese».

da foglietto messa "la domenica"
Elide Siviero

sabato 7 settembre 2019

Presenti nel territorio

L'incontro. L'oratorio ha un progetto: crescere insieme, nella comunità, sul territorio


 sabato 7 settembre 2019
Si è concluso a Molfetta il terzo Happening nazionale. Don Falabretti a sacerdoti e animatori: abbiate a cuore l’intera comunità
Un'immagine dell'Happening nazionale a Molfetta (Forum degli Oratori)
Un'immagine dell'Happening nazionale a Molfetta (Forum degli Oratori)
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All’ultimo atto del terzo Happening degli Oratori (H3O), ormai il titolo calembour "Facciamo fuori l’Oratorio" dovrebbe essere chiaro. E proprio all’ultimo atto, nella chiesa del Seminario regionale pugliese di Molfetta che ha ospitato i 500 tra giovani, preti e suore, rappresentanti dell’immenso variegato popolo degli oratori italiani, don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, lo ricorda, lo ribadisce, lo incide nelle menti e nei cuori affinché non ci sia possibilità di equivoco.
"Far fuori" significa dare più importanza alle persone, che fanno oratorio, che ai muri dell’edificio oratorio. Non significa andare chissà dove, perché non si tratta di una questione meramente geografica; e comunque sarà il "fuori" a venirci incontro. Significa piuttosto rimanere in ascolto e modulare il progetto educativo sulla base delle voci – sussurri e grida di speranza o disperazione, interesse o indifferenza – che giungono da "fuori".
Falabretti si fa aiutare da un amico antico, un salesiano bergamasco morto ancor giovane, 15 anni fa, quando era da poco vescovo a Belluno-Feltre, uno che l’oratorio e la passione per i giovani li aveva nel sangue: «Per don Vincenzo Savio l’oratorio dovrebbe essere come una tenda. Leggero, che si possa spostare, perché se oratorio sono innanzitutto le persone, allora si può "fare oratorio" ovunque». Sottile come una tenda anche per un altro motivo: «La tenda ti permette, mentre ci stai dentro, di cogliere le voci di chi sta fuori».
"Far fuori", conclude Falabretti, significa dunque «ascoltare questo nostro tempo. Abbiamo delle certezze? Certamente. Ma non sono un gabbia, un "circolo" da cui nulla esce e in cui nulla entra. La Chiesa non ha mai avuto paura di incontrare le persone per ciò che sono, mai avuto paura di cambiare». Lo ripete più volte: «Gli altri non saranno mai esattamente come noi li vorremmo. "Far fuori" significa incontrarli per ciò che sono", comodi o scomodi, gratificanti o ruvidi. "Far fuori" è "il coraggio di cambiare ciò che va cambiato».
È la storia dell’oratorio. Don Bosco creò una novità, partendo dalla scuola, dando parole e numeri a ragazzi che ne erano privi e a cui nessun altro avrebbe pensato. L’oratorio, negli anni a venire, avrebbe dato musica, teatro e sport a chi altrimenti ne sarebbe stato privo: «Sapeva intercettare i bisogni umani», e da qui parlare all’anima. «Il mondo bussa alla nostra porta», non lo sentiamo?
Nulla però accade da sé, nulla è automatico. Nelle tre giornate di H3O una delle parole-chiave è stata "progetto". L’oratorio ha bisogno di «un progetto legato al territorio in cui viviamo, il territorio geografico e soprattutto umano, territorio sempre diverso in Italia. Solo così l’immutabile Vangelo potrà essere declinato in tanti modi diversi». Da qui la necessità di dare spessore al profilo dell’educatore, colui al quale per primo è affidato il progetto, mai cavaliere solitario perché il progetto appartiene alla comunità, di cui l’educatore è interprete.
Il mosaico manca ancora di una tessera, il ruolo "politico" dell’oratorio. Falabretti guarda negli occhi i giovani uno per uno: «Quando la città non ha più tempo né voglia di prendersi cura dei più piccoli, ci siete voi, con un servizio fatto di legami, custodia e servizio, che non ha prezzo». E questa è politica, in senso lato ma lo è perché interessa la polis. «Voi non animate solo i ragazzi. Voi animate una comunità intera». Anche nella più remota delle periferie, l’oratorio può essere il centro.

venerdì 6 settembre 2019

I giovani e gli oratori

Pastorale giovanile. Gli oratori in cerca di educatori stabili e competenti


 venerdì 6 settembre 2019
Il documento presentato a Molfetta. Tre percorsi possibili all'insegna della professionalità. Le persone impegnate per conto della comunità sono di gran lunga più importanti dei campi da gioco
Happening degli Oratori (ufficio stampa FOI)
Happening degli Oratori (ufficio stampa FOI)
    Riflessioni da Avvenire.it 
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L'oratorio alza l’asticella. Perché lo richiede il Vangelo, perché lo richiedono i tempi. Perché educare richiede passione come sempre ma, più di prima, competenza. Il profilo, talvolta presente, del volontario ammirevole ma approssimativo va archiviato. Il futuro, e in gran parte il presente, appartengono alla professionalità. A chi è disponibile non solo a fare, buttandosi generosamente nella mischia, ma anche e prima di tutto a formarsi in modo solido e sistematico. Di questo futuro già cominciato ha parlato ieri a Molfetta, al terzo Happening degli Oratori (H3O), don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, nell’ultimo dei 16 laboratori che hanno visto impegnati i 500 giovani di 60 tra diocesi e realtà associative. Il sedicesimo, a cui erano invitati i coordinatori, è stato dedicato alla presentazione della "Figura dell’educatore professionale in Oratorio".
Non proprio un documento formale; ma, forse, qualcosa di più dei semplici "Appunti". Il testo è infatti a cura del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, dell’Ufficio per gli affari giuridici e della Segreteria generale della Cei. E ha tutta l’aria di essere stato elaborato con cura.
Contiene parole dolci ma anche impegnative per gli educatori. Intanto, mai dimenticare le origini dell’oratorio. Fin dalla prima metà dell’Ottocento, esso «nasce per accompagnare le persone, facendole crescere in un contesto di comunità», in cui centrali siano le relazioni, in vista di «un’educazione che attraversi le domande più radicali e permetta al Vangelo stesso di esprimersi nell’umanità di ciascuno». I tempi sono difficili, perché il tessuto connettivo della società sta subendo continui strattoni che lo sfilacciano, siamo più soli, i corpi solidi – ogni forma comunitaria e solidale – si assottigliano. Eppure sono anche propizi per almeno due riconoscimenti importanti. Il primo è la legge 206/2003 (Avvenire ne ha parlato ampiamente proprio ieri), il secondo è "Il laboratorio dei talenti", la Nota pastorale Cei del 2012 sul valore e la missione degli oratori.
Se mai ci fossero stati dubbi, ormai è chiaro che i muri sono necessari, ma per fare la comunità sono decisive le persone. «Al di là di come si declina l’esperienza oratoriana, le persone impegnate a educare in nome e per conto della comunità stessa sono di gran lunga più importanti di muri, campi di gioco, aule, spazi di qualunque genere». Potrebbe sembrare scontato, ma non lo è. Basti pensare alle energie investite nelle strutture, a volte non paragonabili, in difetto, a quelle investite nelle persone che dovranno farle funzionare.
Falabretti è perentorio: «La professionalità educativa è una risorsa necessaria alla dotazione normale di un oratorio. Alzare le competenze educative e dare a esse continuità e intelligenza è un dovere. Non è più possibile affidarsi soltanto alla buona volontà del volontariato. Figure di educatori stabili e competenti vanno considerate come un investimento importante per la vita dei ragazzi». Da archiviare infine, ove si fosse affermata, pure la figura del "cavaliere solitario". L’educatore professionale, se tale è, si mette in rete e tesse relazioni. Agisce a nome della comunità, a cui fa costante riferimento, senza deleghe in bianco.
Che fare concretamente? Le vie possibili sono tre. La prima è più complessa ma preferibile e vede in azione parrocchia, diocesi e cooperativa di educatori, il cui percorso formativo è garantito. La seconda comporta l’assunzione diretta dell’educatore da parte della parrocchia: soluzione difficile, anche per la mobilità dei parroci, ma soprattutto perché il lavoro educativo logora e capita che gli educatori "invecchino" in fretta. La terza possibilità è l’assunzione diretta dell’educatore con il coordinamento della diocesi, magari con contratti di prossimità con i sindacati per consentire assunzioni a tempo determinato fino a un massimo di 36 mesi. Soluzioni non alternative ma complementari tra loro, da approfondire e affinare. La cosa importante è gli educatori crescano, l’asticella si alzi, il mondo degli oratori guardi verso l’alto.

mercoledì 13 settembre 2017

Don Roberto Iodice nuovo Parroco di San Gioacchino a Bacoli

Don Roberto Iodice, quarantunenne Sacerdote della nostra Diocesi, nativo di Nocera Inferiore, è cresciuto in questa nostra terra flegrea e nella Chiesa di Pozzuoli.
Il papà, Salvatore, guida ed anima da molti anni la Pro Handicap, una Associazione di Volontariato ONLUS molto attiva ed apprezzata nel nostro Promontorio.
La sua famiglia, inoltre, con la signora Anna Cammino, si è vista per anni impegnata anche nelle attività del Gruppo Caritas di questa nostra Parrocchia di Torre di Cappella, dove avemmo il piacere di avere tra noi don Roberto pochi giorni dopo la sua consacrazione sacerdotale, per presiedere la solenne liturgia Eucaristica del 19 settembre 2013, in occasione della Festa di San Gennaro.
Siamo certi che non pochi tra noi saranno presenti a San Gioacchino il 15 prossimo per partecipare con gioia e con fede alla solenne cerimonia prevista.


venerdì 1 settembre 2017

8 settembre

Natività della Beata Vergine Maria
8 settembre



I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.

Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.

La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.

E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.

Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.

PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato. 

PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace. 

[da web: santo del giorno http://www.santodelgiorno.it/nativita-della-beata-vergine-maria/ ]

giovedì 13 ottobre 2016

Il primo giorno di catechismo

Domani, venerdì 14 ottobre inizierà il percorso che porterà fra tre anni i ragazzi della "classe del 2009" all'incontro materiale con Gesù: la Prima Comunione!

Essi sono: 
Gianluca Arena, 
Miriana Carannante,
Rosa Carannante,
Sara carannante,
Syria Carannante,
Vincenzo della Ragione,
Alessio Smiraglia.

Gli incontri si ripeteranno ogni venerdì dalle ore 16.00.
Dopo averli presentati a tutta la Comunità Parrocchiale nel corso della Festa di Accoglienza tenutasi sabato (o ottobre scorso), desideriamo farli conoscere anche a chi non ha potuto esser presente in quella occasione.


domenica 2 ottobre 2016

Uniti nella Comunità

Nei locali dell'Oratorio a Torre di Cappella si è tenuto ieri, 1 ottobre 2016, il Ritiro Parrocchiale programmato per l'inizio dell'Anno Pastorale.
Abbiamo meditato, con l'aiuto del Diacono don Giuseppe Renzi,.il brano del Vangelo di Giovanni che racconta dell'incontro di Gesù con la Samaritana.
Non eravamo in pochi. Ma non eravamo in molti.
Tra le assenze, anche tra gli Operatori Pastorali ci sono state persone che sono state impossibilitate a partecipare.
Riportiamo qui solo alcuni flash della riflessione, che alla presenza del nostro Parroco, si è protratta fino all'inizio della liturgia eucaristica.
Le immagini che riportiamo di seguito si concludono con la preghiera conclusiva del ritiro.
Chi non ha potuto esserci, se crede, può unirsi anche oggi, anche da casa ed anche solo spiritualmente, alla Comunità.
La preghiera di tutti, alla fine, sia perché il Signore conceda la grazia a tutti noi di essere comunque presenti al prossimo ritiro.







Al termine dell'incontro abbiamo avuto il piacere di leggere un pensiero di don Raffaele Russo, pubblicato anni fa in numero del giornalino della sua parrocchia in Pozzuoli.
Vista la richiesta insistente di tutti i presenti, riportiamo in questa pagina il testo completo, di questo scritto, che possiamo ben definire "il  testamento spirituale di un parroco".

La Parrocchia che sogno.

Dopo 25 anni da parroco si può ancora sognare una parrocchia? A me capita proprio cos’. Non amo troppo le cose, le strutture, le leggi. Certo ci vogliono. Ma io amo la gente. Non mi incanta tanto un bel quadro o una scultura –che pure non sottovaluto- quanto gli occhi di un bimbo o un volto rigato da pene dove, in quei solchi, puoi leggerci tutte le lacrime, tutta la storia di una vita. Io sogno una parrocchia che sia una vera comunità, una famiglia, dove i gesti di pace –gesti d’amore- non siano segni stereotipi e rari di un momento liturgico, ma si inventino negli intimi modi e situazioni della vita. Io sogno una comunità parrocchiale attenta e disponibile verso ogni persona in necessità, che rifiuti il modello borghese dell’autosufficienza, dell’orgoglio, del confronto, dell’indifferenza. Una famiglia che sappia condividere il pane e la gioia, le paure e le sconfitte, il dolore e la speranza. Sogno una parrocchia solidale, dove le pene, le malattie, la solitudine dell’altro diventano mie e veramente me le sento addosso, me le sento dentro.Una comunità che spezza il suo pane e condivide il cammino della vita nella consapevolezza di non essere soli e di non lasciare solo nessuno.Una comunità che sa che il cristiano la vita non solo la rischia, la DONA. Con una parrocchiale così io camminare vivendo, operando, donando; dando senso e sapore all’esistenza: il senso e il sapore dell’amore. Insieme con questa comunità vorrei giungere davanti al Re della parabola evangelica, per sentire la sentenza del trionfo dell’amore: “Venite, benedetti del Padre mio, ... perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, straniero mi avete accolto, malato e carcerato siete venuti a visitarmi” (Mt. 25, 34-36). Sogno una comunità che sappia riconoscere negli occhi degli altri l’attesa implorante degli occhi di Cristo. Chi vuole aiutarmi a sognare?

(Don Raffaele Russo)

domenica 26 giugno 2016

Chi non viene si unisca a noi col cuore



                     INDICAZIONI PER OTTENERE 
                L’INDULGENZA PLENARIA

                     Una volta varcata la Porta Santa o Porta della Misericordia,
o che sia verificata una delle altre circostanze nelle quali Papa Francesco ha con - cesso che si possa ricevere l’indulgenza (ad esempio per i malati, i carcerati e per chiunque compia in prima persona un’opera di misericordia), oltre alle usuali condizioni (confessione e comunione eucaristica) che richiedono un cuore ben disposto perché la grazia possa portare i frutti sperati, i fedeli dovranno fermarsi in preghiera per compiere gli ultimi atti richiesti:
la professione di fede e la preghiera per il Papa e secondo le sue intenzioni. Quest’ultima potrà essere almeno
un Padre Nostro - la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato per rivolgerci come figli al Padre - ma possibilmente anche di più. In particolare, in considerazione dello spirito proprio di questo Anno Santo, si suggerisce di recitare la bella preghiera di Papa Francesco per il Giubileo, e di concludere il momento di preghiera con un’invocazione al Signore Gesù Misericor - dioso (ad esempio “Gesù Misericordioso, confido in Te”)



Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo
 Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del
Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che  i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore: fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen




PREGHIAMO CON I SALMI
41 (40) Preghiera del malato abbandonato

2 Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
3 Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
4 Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
5 Io ho detto: “Pietà di me, Signore;
risanami, contro di Te ho peccato”.
6 I nemici mi augurano il male:
“Quando morirà e perirà il suo nome? ”
7 Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
8 Contro di me
sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
9 “Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi”.
10 Anche l’amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
11 Ma Tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
12 Da questo saprò che Tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
13 per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
14 Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

57 (56) In mezzo ai “leoni”

2 Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in Te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali
finché sia passato il pericolo.
3 Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che mi fa il bene.
4 Mandi dal cielo a salvarmi
dalla mano dei miei persecutori,
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.
5 Io sono come in mezzo a leoni,
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua spada affilata.
6 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
7 Hanno teso una rete ai miei piedi,

mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa
e vi sono caduti.
8 Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
9 Voglio cantare, a Te voglio inneggiare:
svègliati, mio cuore,
svègliati arpa, cetra,
voglio svegliare l’aurora.
10 Ti loderò tra i popoli, Signore,
a Te canterò inni tra le genti.
11 perché la tua bontà è grande fino ai cieli,
e la tua fedeltà fino alle nubi.
12 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.



INVOCAZIONI DI MISERICORDIA NEI SALMI

Io per la tua grande Misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio. Salmo 5,8
Volgiti, Signore, a liberarmi, salvami per la tua Misericordia. Salmo 6,5
Nella tua Misericordia ho confidato. Gioisca il mio cuore nella tua salvezza e canti al Signore, che mi ha beneficato. Salmo 13,6
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua Misericordia, per la tua bontà, Signore. Salmo 25,7
Volgiti a me e abbi Misericordia, perché sono solo ed infelice. Salmo 25,16
Integro è il mio cammino; riscattami e abbi Misericordia. Salmo 26,11
Ascolta, Signore, abbi Misericordia, Signore, vieni in mio aiuto. Salmo 30,11
'Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua Misericordia. Salmo 31,17sempre. Salmo 40,12 
 Non rifiutarmi, Signore, la tua Misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre. Salmo 40,12
Salvaci per la tua Misericordia. Salmo 44,27
Ricordiamo, Dio, la tua Misericordia dentro il tuo tempio. Salmo 48,10
Pietà di me, o Dio, secondo la tua Misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Salmo 51,3
Mia forza, a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa, Tu, o mio Dio, sei la mia Misericordia. Salmo 59,18
Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la tua Misericordia. Salmo 66,20
Può Dio aver dimenticato la Misericordia, aver chiuso nell'ira il suo cuore? Salmo 77,10
Non imputare a noi le colpe dei nostri padri, presto ci venga incontro la tua Misericordia, poiché siamo troppo infelici. Salmo 79,8
Mostraci, Signore, la tua Misericordia e donaci la tua salvezza. Salmo 85,8
Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Salmo 85,11

Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di Misericordia con chi ti invoca. Salmo 86,5
 Grande con me è la tua Misericordia: dal profondo degli inferi mi hai strappato. Salmo 86,13

 Volgiti a me e abbi Misericordia: dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua ancella. Salmo 86,16
Buono è il Signore, eterna la tua Misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione. Salmo 100,5
Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, perché è tempo di usarle Misericordia: l'ora è giunta. Salmo 102,14
Salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di Misericordia. Salmo 103,4
Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua Misericordia su quanti lo temono. Salmo 103,11
Alleluia. Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua Misericordia. Salmo 107,1
Ringrazino il Signore per la sua Misericordia, per i Suoi prodigi a favore degli uomini. Salmo 107, 8.15.21.31.
Nessuno gli usi Misericordia, nessuno abbia pietà dei suoi orfani. Salmo 109,12
Alleluia. Celebrate il Signore, perché è buono;
perché eterna è la sua Misericordia.
Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua Misericordia.
Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua Misericordia.
Salmo 118
Venga su di me la tua Misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia. Salmo 119,77






domenica 3 aprile 2016

Preghiera per oggi, ma anche preghiera per tutti i giorni.

Questa "coroncina" va recitata preferibilmente alle ore 15 (l'orario in cui riteniamo si aspirato Gesù sulla croce).
Recitarla, anche ogni giorno, è una buona e pia abitudine, che ci aiuta a tenere sempre dinnanzi ai nostri occhi la sofferenza e la passione del nostro Signore e, rafforzandoci nella fede, ci conforta del suo amore misericordioso. 


venerdì 1 aprile 2016

Il Rito dellUnzione


Unzione Infermi
PREGHIERA LITANICA E IMPOSIZIONE DELLE MANI

Il sacerdote, dalla sede, rivolto verso il popolo dice:

Fratelli, rivolgiamo al Signore la preghiera della fede per i nostri fratelli infermi e per tutti coloro che li curano e li assistono.
Preghiamo insieme dicendo: Ascoltaci, Signore.

- Perché il Signore benedica e protegga questi infermi, 
- Perché doni loro forza e salute,
- Perché lenisca le loro sofferenze,
- Perché li liberi dal peccato e da ogni tentazione,
- Perché tutti i malati sentano il conforto della sua grazia, preghiamo.
- Perché la sua benedizione accompagni quanti assistono gli infermi, preghiamo.
- Perché questi infermi mediante la sacra Unzione
con l’imposizione delle mani ottengano vita e salvezza, preghiamo.

R/. Ascoltaci, Signore.

 IMPOSIZIONE DELLE MANI

Il sacerdote impone le mani sul capo di ciascun infermo senza dire nulla. 

RENDIMENTO DI GRAZIE SULL’OLIO 

Il sacerdote prende l’Olio, quindi recita la preghiera di rendimento di grazie:
Benedetto sei tu, o Dio, Padre onnipotente,che per noi e per la nostra salvezza hai mandato nel mondo il tuo Figlio.

R/. Gloria a te, Signore.

Il sacerdote prosegue:

Benedetto sei tu, o Dio, Figlio Unigenito, che ti sei fatto uomo per guarire le nostre infermità.

R/. Gloria a te, Signore.

Benedetto sei tu, o Dio, Spirito Santo Paràclito, che con la tua forza inesauribile sostieni 
la nostra debolezza.

R/. Gloria a te, Signore.

Signore, i nostri fratelli, che ricevono nella fede l’unzione di questo santo Olio, vi trovino
sollievo nei loro dolori e conforto nelle loro sofferenze.
Per Cristo nostro Signore.

R/. Amen.

SACRA UNZIONE

Il sacerdote unge gli infermi sulla fronte e sulle mani con l’Olio santo, dicendo:
Per questa santa Unzione
e per la sua piissima misericordia
ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo.
R/. Amen.

E, liberandoti dai peccati, ti salvi
e nella sua bontà ti sollevi.
R/. Amen.