Visualizzazione post con etichetta festività. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta festività. Mostra tutti i post

mercoledì 16 dicembre 2020

IL MIRACOLO DEL PATROCINIO * Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.



Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro 
(Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

"Napoli nel mondo" intervista Ciro Biondi

Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.  
In quello del 16 dicembre, del Patrocinio, la liquefazione del sangue ricorda la protezione che il Santo diede alla città di Napoli e ai suoi casali in occasione dell’eruzione del Vesuvio nel 1631. Gli altri due miracoli avvengono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando avvenne la traslazione da Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, giorno dedicato al martirio del santo. Per l’occasione abbiamo intervistato Ciro Biondi, giornalista ed esperto di storia locale. Dal 2000 si occupa della comunicazione per la Diocesi di Pozzuoli e ha avuto modo di scrivere molto su San Gennaro.

Che rapporto c’è tra Pozzuoli e San Gennaro?

“Un rapporto antichissimo, più antico di quello che esiste tra San Gennaro e Napoli. Nulla da togliere al fatto che Napoli e il Santo siano intimamente legati e che per tutto il mondo non si può pensare a Napoli senza pensare anche a San Gennaro e viceversa. Però è a Pozzuoli che Gennaro venne martirizzato ed è qui che crebbe, fin dai primi anni dopo la morte, il suo culto. Nella città flegrea c’è il Santuario a lui dedicato che ricorda il luogo del martirio e che attira visitatori e fedeli. Il martirio è un momento importante. È come se la terra su cui è stato versato il sangue si legasse al Santo come in un patto speciale ed eterno. Diciamo che Pozzuoli con l’effusione del sangue ha ricevuto un grande privilegio da parte di San Gennaro”.



Come avvennero i fatti?

“Su San Gennaro nel corso dei secoli si è scritto molto. Molte cose sono ritenute certe dalla credenza popolare, ma in verità sappiamo ben poco. Gli esperti ritengono che la fonte più accreditata siano gli Atti Bolognesi del VII secolo e riscoperti solo nel ‘700. Questo documento ci offre poche informazioni ma si ritiene che siano quelle più veritiere. Ad ogni modo il martirio del santo avviene a Pozzuoli nel 305 d.C. insieme a Gennaro, che si vuole vescovo di Benevento, morirono anche tre puteolani: il diacono Procolo e i laici Eutiche – o altrimenti detto Eutichete – e Acuzio. Inoltre ci furono il diacono di Miseno Sossio, Festo e Desiderio. Questi ultimi due, secondo la tradizione, erano lettori che accompagnavano il vescovo. I cristiani vennero condannati ad essere sbranati dalle belve nell’Anfiteatro per avere professato e non rinnegato la fede in Cristo. Entrati nell’arena le vittime iniziarono a pregare e le bestie feroci rinunciarono al loro pasto. Le autorità imperiali decisero allora di decapitarli. L’esecuzione avvenne all’interno della Solfatara”.

A Pozzuoli è conservata la pietra che diventa rossa nel momento in cui a Napoli avviene il miracolo…

“La storia della pietra fa parte della bellissima tradizione della devozione popolare dei puteolani. Però andiamo per ordine. La pietra custodita dai padri Cappuccini nel Santuario non è la pietra su cui è avvenuta la decollazione. Studi condotti dal professore Ennio Moscarella negli anni ’70 hanno definitivamente chiarito che si tratta di parte di un altare, probabilmente di una delle basi. E che il rosso di cui è macchiata in realtà è del pigmento, colore di qualche illustrazione sacra. Quindi il fatto che la macchia rossa diventi più “viva” è solo suggestione. Si tratta di studi a cui hanno dato credito i maggiori esperti e che anche la Diocesi di Pozzuoli avvalora. Tutto questo non mette in discussione l’episodio del martirio. Anzi, paradossalmente ci conferma che qui a Pozzuoli, subito dopo il drammatico evento, è stato edificato un luogo di preghiera dedicato al santo. E quindi invece di negare la vicenda, la piccola pietra dell’antico altare ci offre un indizio. Per chi ha fede già questo è più che sufficiente”.

Ma a Pozzuoli esiste anche un’altra reliquia importante…

“Si. A Pozzuoli abbiamo conservato una reliquia contenente il sangue del santo. L’ampolla puteolana è stata riscoperta di recente ed è esposta nella Sala dei Santi Patroni nello splendido Museo Diocesano al Rione Terra. Un Museo ancora poco conosciuto ma che custodisce oggetti sacri che aiutano a ricostruire la storia del Cristianesimo locale che ha avuto qui molti testimoni come San Paolo. È importante ribadire che la diocesi di Pozzuoli è tra le più antiche dell’Occidente”.

Qual è la storia di questo sangue?

“Nel 1998 don Angelo D’Ambrosio, insigne studioso e direttore dell’Archivio Diocesano di Pozzuoli, rinvenne il prezioso reliquiario tra gli argenti della Cattedrale di Pozzuoli. Si tratta di un reliquiario da esposizione simile a tanti altri, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Il reliquiario custodisce una fiala di pochi centimetri contenente della polvere rossastra. Indagini storiche compiute dallo studioso Rosario Di Bonito hanno ricostruito la storia della reliquia. Si tratterebbe di sangue prelevato da una delle ampolle napoletane. Sarebbe stata prelevato nel 1702. In quell’anno visitò Napoli il re di Spagna Filippo V di Borbone, futuro padre di Carlo III. Al re venne donato un po’ di sangue ancora oggi custodito nella Cappella Reale di Madrid. E forse in quell’occasione qualcuno, più o meno lecitamente, ne prese un altro po’ per sé. Queste sono chiaramente supposizioni. È certo che nel 1877 la fiala fu donata a monsignor Gennaro De Vivo, vescovo di Pozzuoli. La reliquia fu custodita nell’appartamento privato del vescovo e dei suoi successori. Le vicende puteolane come l’incendio del Duomo nel 1964, l’abbandono del Rione Terra nel 1970 e l’evacuazione dell’Episcopio da parte del vescovo Sorrentino nel 1980, hanno fatto perdere le tracce della reliquia. Il particolare oggetto fu dimenticato nei depositi della Diocesi. Ora si trova al Museo Diocesano. È un ulteriore legame tra san Gennaro e Pozzuoli”.



Ciro Biondi





martedì 8 dicembre 2020

"Anno di San Giuseppe da oggi all'otto dicembre del 2021"

Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe da oggi all'otto dicembre del 2021.
“Al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, Papa Francesco ha stabilito che, dalla data odierna, anniversario del Decreto di proclamazione nonché giorno sacro alla Beata Vergine Immacolata e Sposa del castissimo Giuseppe, fino all’8 dicembre 2021, sia celebrato uno speciale Anno di San Giuseppe, nel quale ogni fedele sul suo esempio possa rafforzare quotidianamente la propria vita di fede nel pieno compimento della volontà di Dio”






Tota Pulchra Es

lunedì 7 dicembre 2020

Calendario Liturgico delle Festività Natalizie

 


L'orario della Santa Messa della Vigilia di Natale sarà comunicato dal Parroco non appena perverranno idonee comunicazioni dalla diocesi di Pozzuoli.

lunedì 30 novembre 2020

Immacolata Concezione * Breve riflessione sul Magnificat



Tratto introduttivo di un "opuscolo - commento" al Magnificat. 

“ ... La dolce madre di Cristo ci insegna con l'esempio della sua vita e con le sue parole, come si deve conoscere, amare e lodare Iddio.
E poiché, gioisce nel suo spirito, lodando e glorificando Dio per aver rivolto il Suo sguardo su di lei nella sua umile condizione, dobbiamo presumere che avesse genitori poveri, disprezzati e di umile condizione. Vogliamo chiarire questa circostanza ai ciechi e alle persone semplici . Senza dubbio anche a Gerusalemme, come in tante altre città, vi erano figlie di sommi sacerdoti e consiglieri, le quali erano ricche, belle, giovani, colte e onoratissime da tutti (come lo sono ora le figlie dei re, dei prìncipi e dei ricchi). A Nazareth, che era la sua città, non era la figlia di uno dei capi, ma di un semplice e povero cittadino, il quale non godeva né di onori, né di considerazione. E fra le figlie dei suoi vicini era una fanciulla modesta che badava al bestiame e accudiva alle faccende domestiche, proprio come oggi avviene per una povera ragazza di casa che attende alle necessità familiari.
Così aveva annunziato Isaia, al capo XI: "Un virgulto spunterà dal tronco di Jesse e un fiore nascerà dalla sua radice, sul quale riposerà Io Spirito Santo". Il tronco e la radice è la progenie di Jesse o di Davide, ossia la vergine Maria, il virgulto e il fiore è Cristo.
Ora come è incredibile che da un tronco e da una radice secchi e marci nascano un bel virgulto ed un fiore, così non sembrava possibile che la vergine Maria dovesse diventare madre di un tale fanciullo.
Ritengo, inoltre, che lei venga definita tronco e radice, non soltanto per il fatto di essere diventata madre restando vergine, nello stesso modo soprannaturale di un germoglio che nasca da un ceppo morto, ma anche perché la stirpe di Davide - che anticamente aveva goduto nel mondo di grande onore, potenza, ricchezza e felicità e al momento della nascita di Cristo, ormai caduta in miseria, veniva disprezzata come un tronco morto, soppiantata dai sacerdoti che regnavano godendo degli stessi onori - non appariva più in grado di generare un re glorioso. Ma proprio nel momento in cui questa misera condizione appariva più accentuata, da quel ceppo disprezzato nacque Cristo; da quell'umile e povera fanciulla nacque il germoglio e il fiore, da quella ragazza che le figlie degli eminenti Hanna e Caiafa non avrebbero ritenuta degna di essere la loro ultima serva. Perciò mentre le azioni e lo sguardo di Dio sono rivolti verso il basso, lo sguardo e le azioni degli uomini risultano esserlo soltanto verso l'alto. “...

(Martin Lutero)
Tratto da: Avvento e Natale: "Sarà Chiamato DIO CON NOI" Sussidio Liturgico Pastorale. Edito Periodici San Paolo.

giovedì 26 novembre 2020

LA SPERANZA * PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

 


Aspettare "le feste" di Natale non serve a nulla se non aspettiamo veramente Gesù! 

LA VECCHIETTA CHE ASPETTAVA DIO
[Racconto di Bruno Ferrero]
C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.
Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.
Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.
La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".


martedì 21 gennaio 2020

Presentazione del Signore 2020




BENEDIZIONE DELLE CANDELE E PROCESSIONE

Il Signore nostro Dio verrà con potenza,
e illuminerà il suo popolo. Alleluia.

Fratelli carissimi, sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale.
Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio.
Con quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede.
Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna; illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza.
Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.


LITURGIA DELLA PAROLA
   
Prima Lettura  Ml 3,1-4
Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachìa
Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».
 
   
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 23
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
   
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
 
   
Seconda Lettura  Eb 2,14-18
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
Dalla lettera agli  Ebrei
Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Canto al Vangelo  Lc 2,30.32    

Alleluia, alleluia.
I miei occhi han visto la tua salvezza:
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.
    
Vangelo   Lc 2,22-40 (forma breve: Lc 2,22-32)
I miei occhi hanno visto la sua salvezza.
Dal vangelo secondo Luca
[ Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele». 
]
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
  

martedì 3 dicembre 2019

Un fiore dei ragazzi alla nostra Madre Celeste - 8 dicembre Immacolata Concezione


Nel giorno dell'Immacolata Concezione, i nostri ragazzi, per la Messa delle ore 10.30,   entreranno processionalmente davanti ai ministranti ed al Celebrante e collocheranno ciascuno un suo fiore ai piedi della statuina dell'Immacolata vicino all'altare della Celebrazione.


L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, spazio all'aperto, natura e testo


(Da un'intervista di un bimbo/una bimba a Maria)

Bimbo/bimba: "... Senti, Maria, tu sei la santa più venerata, più presente. Esistono decine di Madonne: di Lourdes, Immacolata,del buon frutto, Assunta in Cielo, del Buon Consiglio, di Canneto, Santa Maria del Riposo, di Loreto, … Ma qual è la più importante? 

Maria:  "Sono sempre io. Non esistono tante Madonne. Io sono l’unica, poi mi chiamano in diversi modi, ma il vero credente non si lascia ingannare dai vari nomi."



Nessuna descrizione della foto disponibile.

venerdì 1 settembre 2017

8 settembre

Natività della Beata Vergine Maria
8 settembre



I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.

Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.

La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.

E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.

Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.

PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato. 

PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace. 

[da web: santo del giorno http://www.santodelgiorno.it/nativita-della-beata-vergine-maria/ ]

domenica 3 aprile 2016

Preghiera per oggi, ma anche preghiera per tutti i giorni.

Questa "coroncina" va recitata preferibilmente alle ore 15 (l'orario in cui riteniamo si aspirato Gesù sulla croce).
Recitarla, anche ogni giorno, è una buona e pia abitudine, che ci aiuta a tenere sempre dinnanzi ai nostri occhi la sofferenza e la passione del nostro Signore e, rafforzandoci nella fede, ci conforta del suo amore misericordioso. 


venerdì 1 aprile 2016

Il Rito dellUnzione


Unzione Infermi
PREGHIERA LITANICA E IMPOSIZIONE DELLE MANI

Il sacerdote, dalla sede, rivolto verso il popolo dice:

Fratelli, rivolgiamo al Signore la preghiera della fede per i nostri fratelli infermi e per tutti coloro che li curano e li assistono.
Preghiamo insieme dicendo: Ascoltaci, Signore.

- Perché il Signore benedica e protegga questi infermi, 
- Perché doni loro forza e salute,
- Perché lenisca le loro sofferenze,
- Perché li liberi dal peccato e da ogni tentazione,
- Perché tutti i malati sentano il conforto della sua grazia, preghiamo.
- Perché la sua benedizione accompagni quanti assistono gli infermi, preghiamo.
- Perché questi infermi mediante la sacra Unzione
con l’imposizione delle mani ottengano vita e salvezza, preghiamo.

R/. Ascoltaci, Signore.

 IMPOSIZIONE DELLE MANI

Il sacerdote impone le mani sul capo di ciascun infermo senza dire nulla. 

RENDIMENTO DI GRAZIE SULL’OLIO 

Il sacerdote prende l’Olio, quindi recita la preghiera di rendimento di grazie:
Benedetto sei tu, o Dio, Padre onnipotente,che per noi e per la nostra salvezza hai mandato nel mondo il tuo Figlio.

R/. Gloria a te, Signore.

Il sacerdote prosegue:

Benedetto sei tu, o Dio, Figlio Unigenito, che ti sei fatto uomo per guarire le nostre infermità.

R/. Gloria a te, Signore.

Benedetto sei tu, o Dio, Spirito Santo Paràclito, che con la tua forza inesauribile sostieni 
la nostra debolezza.

R/. Gloria a te, Signore.

Signore, i nostri fratelli, che ricevono nella fede l’unzione di questo santo Olio, vi trovino
sollievo nei loro dolori e conforto nelle loro sofferenze.
Per Cristo nostro Signore.

R/. Amen.

SACRA UNZIONE

Il sacerdote unge gli infermi sulla fronte e sulle mani con l’Olio santo, dicendo:
Per questa santa Unzione
e per la sua piissima misericordia
ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo.
R/. Amen.

E, liberandoti dai peccati, ti salvi
e nella sua bontà ti sollevi.
R/. Amen.





sabato 15 agosto 2015

Bellissima esperienza nella nostra chiesa: IL ROSARIO SOTTO LE STELLE.




Una serata senza precedenti  ha reso particolarissima la vigilia dell'Assunta nella chiesa di San Gennaro [nella Parrocchia di S. Antimo e S. Filomena, a Torre di Cappella al Fusaro].
Un nutrito gruppo di fedeli, rinunciando ai rumori ed al chiasso di feste e manifestazioni di piazza, si è riunito davanti la statua della madonnina nel cortile dell'oratorio per una breve veglia di preghiera e per la recita del Santo Rosario "sotto le stelle".I presenti hanno voluto accogliere l'invito di Papa Francesco e cogliere «l’occasione per rendere omaggio a Maria e chiedere la usa intercessione per le diverse intenzioni che ciascuno porta nel cuore». Dai volti sereni, gioiosi, soddisfatti abbiamo letto un momento che tutti ricorderemo nel tempo. L'invito ripetuto nelle ultime settimane a tutti aveva destato una certa sorpresa. Se ne parlava, si chiedevano ragguagli, si manifestava già un consenso ed un'adesione che non si pensava di poter suscitare con tanta facilità.
La preghiera, intervallata da canti mariani, da brani delle sacre scritture e da riflessioni di San Giovanni Paolo II Papa, è stata diretta da don Floriano Binaday, parroco, e don Maximiano Gako, suo collaboratore, amati sacerdoti a guida della Parrocchia..
Si sentiva nell'aria il raccoglimento dello sguardo rivolto a Maria. Non si avvertivano distrazioni in alcuno dei presenti. Non il pensiero degli affanni, non l'assillo di ciò che si era lasciato a casa. Non “Ave Maria piena di grazia.. (Mari', hai chiuso i polli? Sì).. Non "Santa Maria madre di Dio. (Ho lasciato la cena pronta, ... avranno mangiato?)".
Non si avvertiva stanchezza (abbiamo iniziato alle 21.30), nessuno si sventolava distrutto con i foglietti delle preghiere o dei canti.
Non era un "rosario". Era bensì un dialogo con Maria. Si parlava con lei e si ascoltava la voce che ella rivolgeva sorridente ai cuori di tutti i presenti. Un dialogo d'amore che vedeva coinvolti anche quanti non avevano potuto esser presenti. Le persone impossibilitate per causa della salute o delle proprie condizioni personali, i parenti, le persone care, i figli, i nipoti, i genitori, i nonni erano tutti presenti in quella comunione di amore.
Guardando il cielo ci si perdeva nell'infinito, in uno spazio che per quanto grande si sentiva come poca cosa rispetto alla capacità di amare che ci rende figli di Dio e prìncipi del creato. 
Poco dopo le 22,30, salutata la madonnina con l'ultimo canto e ricevuta la benedizione del parroco, quasi tutti i presenti si sono spostati nel pergolato alle spalle della sacrestia e si sono intrattenuti in piacevole comunione scambiando saluti, auguri, sensazioni, e partecipando gli uni gli altri l'emozione che ciascuno sentivo nel proprio cuore gonfio di santa gioia.
Abituati come siamo a vederci scappar via al termine d'una messa, nessuno si stupiva nel vedere tante persone trattenersi fraternamente fin quasi mezzanotte. Questa è stata la cosa più bella: nessuno si è stupito della piacevolezza del passare bene il tempo insieme a tutti quanti gli altri.
Marginale, non essenziale, non richiesto da alcuno ... vogliamo infine raccontare a chi non ha potuto essere presente come sia stato possibile rinfrescarsi (prima di andar via) con una trentina di chili di anguria.
Non indispensabile, ... ma molto bello anche questo!

giovedì 18 giugno 2015

Il pane di S. Antonio


Anche quest'anno nella nostra Parrocchia, nella chiesa di san Gennaro, (a Torre di Cappella) si è ripetuta la tradizionale benedizione e distribuzione del pane di sant'Antonio.
Al termine della santa Messa celebrata alle ore 9, sono stati benedetti e distribuiti oltre 60 chili di pane che erano stati depositati ai piedi dell'altare da panifici e negozi di alimentari, oltre che da singoli fedeli.

La tradizione di benedire il pane in onore di sant’Antonio e di distribuirlo poi ai fedeli affonda la propria origine nell'evento miracoloso della risuscitazione del piccolo Tommasino, miracolo attribuito al Santo.

"Un bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e morto. Piangendo e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato. Numerose persone accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant’Antonio. Avendo constatato che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e delle lacrime della madre. Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato Antonio, si mise ad implorarne l’aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo avesse risuscitato. Passato un po’ di tempo, il bambino risorse e fu ridato vivo a sua madre.

Miracolo della risuscitazione di Tommasino, affresco nella Sala Priorale della Scoletta del Santo