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martedì 21 gennaio 2020

Presentazione del Signore 2020




BENEDIZIONE DELLE CANDELE E PROCESSIONE

Il Signore nostro Dio verrà con potenza,
e illuminerà il suo popolo. Alleluia.

Fratelli carissimi, sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale.
Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio.
Con quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede.
Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna; illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza.
Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.


LITURGIA DELLA PAROLA
   
Prima Lettura  Ml 3,1-4
Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachìa
Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».
 
   
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 23
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
   
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
 
   
Seconda Lettura  Eb 2,14-18
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
Dalla lettera agli  Ebrei
Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Canto al Vangelo  Lc 2,30.32    

Alleluia, alleluia.
I miei occhi han visto la tua salvezza:
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.
    
Vangelo   Lc 2,22-40 (forma breve: Lc 2,22-32)
I miei occhi hanno visto la sua salvezza.
Dal vangelo secondo Luca
[ Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele». 
]
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
  

domenica 26 giugno 2016

Chi non viene si unisca a noi col cuore



                     INDICAZIONI PER OTTENERE 
                L’INDULGENZA PLENARIA

                     Una volta varcata la Porta Santa o Porta della Misericordia,
o che sia verificata una delle altre circostanze nelle quali Papa Francesco ha con - cesso che si possa ricevere l’indulgenza (ad esempio per i malati, i carcerati e per chiunque compia in prima persona un’opera di misericordia), oltre alle usuali condizioni (confessione e comunione eucaristica) che richiedono un cuore ben disposto perché la grazia possa portare i frutti sperati, i fedeli dovranno fermarsi in preghiera per compiere gli ultimi atti richiesti:
la professione di fede e la preghiera per il Papa e secondo le sue intenzioni. Quest’ultima potrà essere almeno
un Padre Nostro - la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato per rivolgerci come figli al Padre - ma possibilmente anche di più. In particolare, in considerazione dello spirito proprio di questo Anno Santo, si suggerisce di recitare la bella preghiera di Papa Francesco per il Giubileo, e di concludere il momento di preghiera con un’invocazione al Signore Gesù Misericor - dioso (ad esempio “Gesù Misericordioso, confido in Te”)



Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo
 Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del
Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che  i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore: fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen




PREGHIAMO CON I SALMI
41 (40) Preghiera del malato abbandonato

2 Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
3 Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
4 Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
5 Io ho detto: “Pietà di me, Signore;
risanami, contro di Te ho peccato”.
6 I nemici mi augurano il male:
“Quando morirà e perirà il suo nome? ”
7 Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
8 Contro di me
sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
9 “Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi”.
10 Anche l’amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
11 Ma Tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
12 Da questo saprò che Tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
13 per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
14 Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

57 (56) In mezzo ai “leoni”

2 Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in Te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali
finché sia passato il pericolo.
3 Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che mi fa il bene.
4 Mandi dal cielo a salvarmi
dalla mano dei miei persecutori,
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.
5 Io sono come in mezzo a leoni,
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua spada affilata.
6 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
7 Hanno teso una rete ai miei piedi,

mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa
e vi sono caduti.
8 Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
9 Voglio cantare, a Te voglio inneggiare:
svègliati, mio cuore,
svègliati arpa, cetra,
voglio svegliare l’aurora.
10 Ti loderò tra i popoli, Signore,
a Te canterò inni tra le genti.
11 perché la tua bontà è grande fino ai cieli,
e la tua fedeltà fino alle nubi.
12 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.



INVOCAZIONI DI MISERICORDIA NEI SALMI

Io per la tua grande Misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio. Salmo 5,8
Volgiti, Signore, a liberarmi, salvami per la tua Misericordia. Salmo 6,5
Nella tua Misericordia ho confidato. Gioisca il mio cuore nella tua salvezza e canti al Signore, che mi ha beneficato. Salmo 13,6
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua Misericordia, per la tua bontà, Signore. Salmo 25,7
Volgiti a me e abbi Misericordia, perché sono solo ed infelice. Salmo 25,16
Integro è il mio cammino; riscattami e abbi Misericordia. Salmo 26,11
Ascolta, Signore, abbi Misericordia, Signore, vieni in mio aiuto. Salmo 30,11
'Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua Misericordia. Salmo 31,17sempre. Salmo 40,12 
 Non rifiutarmi, Signore, la tua Misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre. Salmo 40,12
Salvaci per la tua Misericordia. Salmo 44,27
Ricordiamo, Dio, la tua Misericordia dentro il tuo tempio. Salmo 48,10
Pietà di me, o Dio, secondo la tua Misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Salmo 51,3
Mia forza, a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa, Tu, o mio Dio, sei la mia Misericordia. Salmo 59,18
Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la tua Misericordia. Salmo 66,20
Può Dio aver dimenticato la Misericordia, aver chiuso nell'ira il suo cuore? Salmo 77,10
Non imputare a noi le colpe dei nostri padri, presto ci venga incontro la tua Misericordia, poiché siamo troppo infelici. Salmo 79,8
Mostraci, Signore, la tua Misericordia e donaci la tua salvezza. Salmo 85,8
Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Salmo 85,11

Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di Misericordia con chi ti invoca. Salmo 86,5
 Grande con me è la tua Misericordia: dal profondo degli inferi mi hai strappato. Salmo 86,13

 Volgiti a me e abbi Misericordia: dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua ancella. Salmo 86,16
Buono è il Signore, eterna la tua Misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione. Salmo 100,5
Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, perché è tempo di usarle Misericordia: l'ora è giunta. Salmo 102,14
Salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di Misericordia. Salmo 103,4
Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua Misericordia su quanti lo temono. Salmo 103,11
Alleluia. Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua Misericordia. Salmo 107,1
Ringrazino il Signore per la sua Misericordia, per i Suoi prodigi a favore degli uomini. Salmo 107, 8.15.21.31.
Nessuno gli usi Misericordia, nessuno abbia pietà dei suoi orfani. Salmo 109,12
Alleluia. Celebrate il Signore, perché è buono;
perché eterna è la sua Misericordia.
Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua Misericordia.
Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua Misericordia.
Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua Misericordia.
Salmo 118
Venga su di me la tua Misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia. Salmo 119,77






domenica 20 marzo 2016

Il sacramento della tenerezza di Dio

"... Quando era ancora lontano, 
suo Padre lo  vide, 
ebbe compassione, 
gli corse incontro, 
gli si gettò al collo 
e lo baciò. ..."


sabato 3 ottobre 2015

Educare alla Misericordia - incontro con la Prof.ssa Rosanna Virgili

Il video riproduce all'inizio la recita dei Vespri (funzione presieduta da mons. Gennaro Pascarella) - minuti da 00 a 14,00.

La relazione tenuta dalla prof.sa Rosanna Virgili al Convegno Diocesano è visionabile per intero dal minuto 14,15 (per la visione della sola conferenza è possibile spostare il cursore al minuto giusto: 14,15)



giovedì 8 agosto 2013

Maria Santissima Assunta in Cielo



«Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»
Nel «Magnificat» (vangelo) Maria ci comunica il suo messaggio. Essa proclama che Dio ha compiuto un triplice rovesciamento di false situazioni umane, per restaurare l’umanità nella salvezza. Nel campo religioso Dio travolge le autosufficienze umane: confonde i piani di quelli che nutrono pensieri di superbia, si drizzano contro Dio e opprimono gli altri.
Nel campo politico Dio capovolge gli ingiustificabili dislivelli umani: abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili; non vuole coloro che spadroneggiano i popoli ma coloro che li servono per promuovere il bene delle persone e della società senza discriminazioni razziali o culturali o politiche.
Nei campo sociale Dio sconvolge l’intoccabile classismo stabilito sull’oro e sui mezzi di potere: colma di beni i bisognosi e rimanda a mani vuote i ricchi, per instaurare una vera fraternità nella società e fra i popoli, perché tutti sono figli di Dio.
Così le feste dell’immacolata e dell’Assunta ci richiamano da un capo all’altro tutta la storia della salvezza: quella che si compie oggi per noi, e per la quale preghiamo Maria nostra madre di condurci sino al compimento finale.



Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria
[Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa
(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)]

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell'Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne apprendevano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.
San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divin. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. 
Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».
San Germano di Costantinopoli pensava che l'incorruzione e l'assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio non solo convenivano alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: «Tu, come fu scritto, sei tutta splendore (cfr. Sal 44, 14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».
Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, fu lui a restituire la vita alla Madre. Fu lui a rendere colei, che l'aveva generato, uguale a se stesso nell'incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui solo è nota».
Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura. Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo Figlio divino e sempre a lui solidale, e compartecipe della sua condizione.


lunedì 4 luglio 2011

La quiete, la riflessione, la fede, la coppia, il significato dell'amore.




L'Ufficio per la Pastorale della Famiglia e della Vita  della Diocesi di Pozzuoli ha organizzato una "Due Giorni" sul tema: Coppia, il significato dell'amore.
Il ritiro, coordinato da don Gianni Illiano, si è tenuto dall'uno al tre luglio nell'Altopiano Laceno ed ha visto la partecipazione nutrita di coppie e famiglie di diverse comunità parrocchiali.
Il relatore (dott. Domenico Bellantoni)  ha proposto ai partecipanti il tema dell'amore nella coppia "all'interno di un progetto precipuamente umano e collocabile in una più ampia ricerca della maturità di una persona".
La capacità di amare ed le sue connessioni con libertà, responsabilità, prudenza, confronto, coscienza morale (degli individui e della coppia).
- Amore e maturità individuale;
- Il significato dell'amore;
- Amore e comunicazione;
- Gelosia: tra amore e possesso.
Accedere quindi al significato di AMARE "come capacità di donarsi (trascendersi), comprendere, volere ciò che l'altra persona desidera, condividere, aiutare, essere complici".
Amare come "crescita, ri-nascita, ri-creazione".