La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso
delle ceneri.
1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile
condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come
ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen
18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con
senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son
diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può
essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla
cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).
2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui
che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un
rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico
della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di
Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno,
vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re
di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si
mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita
tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo:
"Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si
prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di
sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

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