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giovedì 4 gennaio 2024

Dibattito * Benedizione delle coppie irregolari?


Ha suscitato dibattito la Dichiarazione dottrinale “Fiducia supplicans” che apre alle benedizioni per coppie “irregolari”, comprese le coppie omosessuali. Un testo del Dicastero per la dottrina della fede, approvato dal Papa, che si è portato dietro reazioni di Conferenze episcopali e vescovi in tutto il mondo. Interrogativi o dubbi che hanno spinto il cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández e il segretario per la Sezione dottrinale monsignor Armando Matteo a scrivere una Nota stampa a loro firma che chiarisce una serie di punti. «Evidentemente, non ci sarebbe lo spazio per prendere le distanze dottrinali da questa Dichiarazione o per considerarla eretica, contraria alla tradizione della Chiesa o blasfema», si legge nella Nota stampa diffusa in queste ore. Nella stessa Nota si spiega che la dottrina sul matrimonio non cambia, che i vescovi possono discernere l’applicazione a seconda dei contesti, che le benedizioni pastorali non sono paragonabili a quelle liturgiche e ritualizzate. Di seguito il testo integrale della Nota.

***
Scriviamo questo Comunicato stampa per aiutare a chiarire la ricezione di Fiducia supplicans, raccomandando al contempo una lettura completa e attenta della Dichiarazione per comprendere meglio il significato della sua proposta.

1. Dottrina

I comprensibili pronunciamenti di alcune Conferenze episcopali sul documento Fiducia supplicans hanno il valore di evidenziare la necessità di un periodo più lungo di riflessione pastorale. Quanto espresso da queste Conferenze episcopali non può essere interpretato come un’opposizione dottrinale, perché il documento è chiaro e classico sul matrimonio e sulla sessualità. Ci sono diverse frasi forti nella Dichiarazione che non lasciano dubbi:

«La presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione». Si agisce, di fronte a coppie irregolari, «senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio» (Presentazione).

«Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio, quale “unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli” e ciò che lo contraddice. Questa convinzione è fondata sulla perenne dottrina cattolica del matrimonio. Soltanto in questo contesto i rapporti sessuali trovano il loro senso naturale, adeguato e pienamente umano. La dottrina della Chiesa su questo punto resta ferma» (4).

«Tale è anche il senso del Responsum dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede laddove afferma che la Chiesa non ha il potere di impartire la benedizione ad unioni fra persone dello stesso sesso» (5).

«Dato che la Chiesa ha da sempre considerato moralmente leciti soltanto quei rapporti sessuali che sono vissuti all’interno del matrimonio, essa non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica quando questa, in qualche modo, possa offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che presuma di essere un matrimonio oppure a una prassi sessuale extra-matrimoniale» (11).

Evidentemente, non ci sarebbe lo spazio per prendere le distanze dottrinali da questa Dichiarazione o per considerarla eretica, contraria alla Tradizione della Chiesa o blasfema.

2. Ricezione pratica

Alcuni Vescovi, tuttavia, si esprimono in modo particolare a riguardo di un aspetto pratico: le possibili benedizioni di coppie irregolari. La Dichiarazione contiene la proposta di brevi e semplici benedizioni pastorali (non liturgiche né ritualizzate) di coppie irregolari (non delle unioni), sottolineando che si tratta di benedizioni senza forma liturgica che non approvano né giustificano la situazione in cui si trovano queste persone.

I documenti del Dicastero per la Dottrina della Fede come Fiducia supplicans possono richiedere, nei loro aspetti pratici, più o meno tempo per la loro applicazione a seconda dei contesti locali e del discernimento di ogni Vescovo diocesano con la sua Diocesi. In alcuni luoghi non ci sono difficoltà per un’applicazione immediata, in altri si dà la necessità di non innovare nulla mentre ci si prende tutto il tempo necessario per la lettura e l’interpretazione.

Alcuni Vescovi, ad esempio, hanno stabilito che ogni sacerdote deve compiere un’opera di discernimento e che potrà, tuttavia, eseguire queste benedizioni solo in privato. Nulla di tutto ciò è problematico se viene espresso con il dovuto rispetto per un testo firmato e approvato dallo stesso Sommo Pontefice, cercando in qualche modo di accogliere la riflessione in esso contenuta. 

Ogni Vescovo locale, in virtù del suo proprio ministero, ha sempre il potere di discernimento in loco, cioè in quel luogo concreto che conosce più di altri perché è il suo gregge. La prudenza e l’attenzione al contesto ecclesiale e alla cultura locale potrebbero ammettere diverse modalità di applicazione, ma non una negazione totale o definitiva di questo cammino che viene proposto ai sacerdoti.

3. La situazione delicata di alcuni Paesi

Il caso di alcune Conferenze episcopali deve essere compreso nel proprio contesto. In diversi Paesi ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine.
Se ci sono legislazioni che condannano con il carcere e in alcuni casi con la tortura e perfino con la morte il solo fatto di dichiararsi omosessuale, va da sé che sarebbe imprudente una benedizione. È evidente che i Vescovi non vogliono esporre le persone omosessuali alla violenza. Resta importante che queste Conferenze episcopali non sostengano una dottrina differente da quella della Dichiarazione approvata dal Papa, in quanto è la dottrina di sempre, ma piuttosto che propongano la necessità di uno studio e di un discernimento per agire con prudenza pastorale in un tale contesto.

In verità, non sono pochi i Paesi che in varia misura condannano, proibiscono e criminalizzano l’omosessualità. In questi casi, al di là della questione delle benedizioni, vi è un compito pastorale grande e di largo respiro che include formazione, difesa della dignità umana, insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa e diverse strategie che non ammettono fretta.

4. La vera novità del documento

La vera novità di questa Dichiarazione, quella che richiede un generoso sforzo di ricezione e da cui nessuno dovrebbe dichiararsi escluso, non è la possibilità di benedire coppie irregolari. È l’invito a distinguere tra due forme differenti di benedizioni: “liturgiche o ritualizzate” e “spontanee o pastorali”. Nella Presentazione si spiega chiaramente che «il valore di questo documento è […] quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica». Questa «riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa». ullo sfondo si situa la valutazione positiva della “pastorale popolare” che appare in molti testi del Santo Padre. In questo contesto, il Santo Padre ci invita a una valorizzazione della fede semplice del Popolo di Dio, che anche in mezzo ai suoi peccati esce dall’immanenza e apre il suo cuore per chiedere l’aiuto di Dio.

Per questa ragione, più che a riguardo della benedizione di coppie irregolari, il testo del Dicastero ha adottato l’alto profilo di una “Dichiarazione”, che rappresenta molto di più di un responsum o di una lettera. Il tema centrale, che ci invita in modo particolare ad un approfondimento che arricchisca la nostra prassi pastorale, è la comprensione più ampia delle benedizioni e la proposta di accrescere le benedizioni pastorali, che non esigono le medesime condizioni delle benedizioni in un contesto liturgico o rituale. Di conseguenza, al di là della polemica, il testo richiede uno sforzo di riflessione serena, con cuore di pastori, scevro da ogni ideologia.

Sebbene qualche Vescovo consideri prudente per il momento non dare queste benedizioni, resta vero che tutti necessitiamo di crescere nella convinzione che le benedizioni non ritualizzate non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve, non sono una giustificazione di tutte le sue azioni, non sono una ratifica della vita che conduce. Quando il Papa ci ha chiesto di crescere in una comprensione più ampia delle benedizioni pastorali, ci ha proposto di pensare ad un modo di benedire che non richiede di porre tante condizioni per realizzare questo semplice gesto di vicinanza pastorale, che è un mezzo per promuovere l’apertura a Dio in mezzo alle più diverse circostanze.

5. Come si presentano concretamente queste “benedizioni pastorali”?

Per distinguersi chiaramente dalle benedizioni liturgiche o ritualizzate, le “benedizioni pastorali” debbono essere soprattutto molto brevi (cfr. n. 28). Si tratta di benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale. Se si avvicinano insieme due persone per invocarla, semplicemente si chiede al Signore pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono. Allo stesso tempo si chiede che possano vivere il Vangelo di Cristo in piena fedeltà e che lo Spirito Santo possa liberare queste due persone da tutto ciò che non corrisponde alla sua volontà divina e di tutto ciò che richiede purificazione.

Questa forma di benedizione non ritualizzata, con la semplicità e la brevità della sua forma, non pretende di giustificare qualcosa che non sia moralmente accettabile. Ovviamente non è un matrimonio, ma non è neanche un’“approvazione” né la ratifica di qualcosa. È unicamente la risposta di un pastore a due persone che chiedono l’aiuto di Dio. Perciò, in questo caso, il pastore non pone condizioni e non vuole conoscere la vita intima di queste persone.

Poiché alcuni hanno manifestato la domanda sul come potrebbero essere queste benedizioni, vediamo un esempio concreto: immaginiamo che in mezzo ad un grande pellegrinaggio una coppia di divorziati in una nuova unione dicano al sacerdote: “Per favore ci dia una benedizione, non riusciamo a trovare lavoro, lui è molto malato, non abbiamo una casa, la vita sta diventando molto pesante: che Dio ci aiuti!”.

In questo caso, il sacerdote può recitare una semplice orazione come questa: «Signore, guarda a questi tuoi figli, concedi loro salute, lavoro, pace e reciproco aiuto. Liberali da tutto ciò che contraddice il tuo Vangelo e concedi loro di vivere secondo la tua volontà. Amen». E conclude con il segno della croce su ciascuno dei due.

Si tratta di 10 o 15 secondi. Ha senso negare questo tipo di benedizioni a queste due persone che la implorano? Non è il caso di sostenere la loro fede, poca o molta che sia, di aiutare le loro debolezza con la benedizione divina, e di dare un canale a questa apertura alla trascendenza che potrebbe condurli a essere più fedeli al Vangelo?

A scanso di equivoci, la Dichiarazione aggiunge che, quando la benedizione è chiesta da una coppia in situazione irregolare, «benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici […] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso» (39). Resta chiaro, pertanto, che non deve avvenire in un posto importante dell’edificio sacro o di fronte all’altare, perché anche questo creerebbe confusione.

Per questa ragione, ogni Vescovo nella sua Diocesi è autorizzato dalla Dichiarazione Fiducia supplicans ad attivare questo tipo di benedizioni semplici, con tutte le raccomandazioni di prudenza e di attenzione, ma in nessun modo è autorizzato a proporre o ad attivare benedizioni che possano somigliare a un rito liturgico.

6. Catechesi

In alcuni luoghi, forse, sarà necessaria una catechesi che aiuti tutti a intendere che questo tipo di benedizioni non sono una ratifica della vita che conducono coloro che le invocano. Ancora di meno sono una assoluzione, in quanto questi gesti sono lontani dall’essere un sacramento o un rito. Sono semplici espressioni di vicinanza pastorale che non pongono le medesime esigenze di un sacramento né di un rito formale. Dovremo abituarci tutti ad accettare il fatto che, se un sacerdote dà questo tipo di benedizioni semplici, non è un eretico, non ratifica nulla, non sta negando la dottrina cattolica.

Possiamo aiutare il Popolo di Dio a scoprire che questo tipo di benedizioni sono solo semplici canali pastorali che aiutano le persone a manifestare la propria fede, sebbene siano grandi peccatori. Per questo, nel dare queste benedizioni a due persone che insieme si avvicinano per implorarla spontaneamente, non le stiamo consacrando né ci stiamo congratulando con loro né stiamo approvando questo tipo di unione. In realtà lo stesso accade quando si benedicono i singoli individui, in quanto il singolo individuo che chiede una benedizione – non l’assoluzione – potrebbe essere un grande peccatore, ma non per questo gli neghiamo questo gesto paterno nel mezzo della sua lotta per sopravvivere.

Se questo viene chiarito grazie ad una buona catechesi, possiamo liberarci dalla paura che queste nostre benedizioni possano esprimere qualcosa di inadeguato. Possiamo essere ministri più liberi e forse più vicini e fecondi, con un ministero carico di gesti di paternità e di vicinanza, senza paura di essere fraintesi.

Chiediamo al Signore appena nato di riversare su tutti una generosa e gratuita benedizione per poter vivere un santo e felice 2024. 


Víctor Manuel Card. Fernández   (
Prefetto)
Mons. Armando Matteo  (Segretario per la Sezione Dottrinale)




 

mercoledì 16 dicembre 2020

IL MIRACOLO DEL PATROCINIO * Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.



Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro 
(Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

"Napoli nel mondo" intervista Ciro Biondi

Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quello del cosiddetto “Patrocinio”.  
In quello del 16 dicembre, del Patrocinio, la liquefazione del sangue ricorda la protezione che il Santo diede alla città di Napoli e ai suoi casali in occasione dell’eruzione del Vesuvio nel 1631. Gli altri due miracoli avvengono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando avvenne la traslazione da Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, giorno dedicato al martirio del santo. Per l’occasione abbiamo intervistato Ciro Biondi, giornalista ed esperto di storia locale. Dal 2000 si occupa della comunicazione per la Diocesi di Pozzuoli e ha avuto modo di scrivere molto su San Gennaro.

Che rapporto c’è tra Pozzuoli e San Gennaro?

“Un rapporto antichissimo, più antico di quello che esiste tra San Gennaro e Napoli. Nulla da togliere al fatto che Napoli e il Santo siano intimamente legati e che per tutto il mondo non si può pensare a Napoli senza pensare anche a San Gennaro e viceversa. Però è a Pozzuoli che Gennaro venne martirizzato ed è qui che crebbe, fin dai primi anni dopo la morte, il suo culto. Nella città flegrea c’è il Santuario a lui dedicato che ricorda il luogo del martirio e che attira visitatori e fedeli. Il martirio è un momento importante. È come se la terra su cui è stato versato il sangue si legasse al Santo come in un patto speciale ed eterno. Diciamo che Pozzuoli con l’effusione del sangue ha ricevuto un grande privilegio da parte di San Gennaro”.



Come avvennero i fatti?

“Su San Gennaro nel corso dei secoli si è scritto molto. Molte cose sono ritenute certe dalla credenza popolare, ma in verità sappiamo ben poco. Gli esperti ritengono che la fonte più accreditata siano gli Atti Bolognesi del VII secolo e riscoperti solo nel ‘700. Questo documento ci offre poche informazioni ma si ritiene che siano quelle più veritiere. Ad ogni modo il martirio del santo avviene a Pozzuoli nel 305 d.C. insieme a Gennaro, che si vuole vescovo di Benevento, morirono anche tre puteolani: il diacono Procolo e i laici Eutiche – o altrimenti detto Eutichete – e Acuzio. Inoltre ci furono il diacono di Miseno Sossio, Festo e Desiderio. Questi ultimi due, secondo la tradizione, erano lettori che accompagnavano il vescovo. I cristiani vennero condannati ad essere sbranati dalle belve nell’Anfiteatro per avere professato e non rinnegato la fede in Cristo. Entrati nell’arena le vittime iniziarono a pregare e le bestie feroci rinunciarono al loro pasto. Le autorità imperiali decisero allora di decapitarli. L’esecuzione avvenne all’interno della Solfatara”.

A Pozzuoli è conservata la pietra che diventa rossa nel momento in cui a Napoli avviene il miracolo…

“La storia della pietra fa parte della bellissima tradizione della devozione popolare dei puteolani. Però andiamo per ordine. La pietra custodita dai padri Cappuccini nel Santuario non è la pietra su cui è avvenuta la decollazione. Studi condotti dal professore Ennio Moscarella negli anni ’70 hanno definitivamente chiarito che si tratta di parte di un altare, probabilmente di una delle basi. E che il rosso di cui è macchiata in realtà è del pigmento, colore di qualche illustrazione sacra. Quindi il fatto che la macchia rossa diventi più “viva” è solo suggestione. Si tratta di studi a cui hanno dato credito i maggiori esperti e che anche la Diocesi di Pozzuoli avvalora. Tutto questo non mette in discussione l’episodio del martirio. Anzi, paradossalmente ci conferma che qui a Pozzuoli, subito dopo il drammatico evento, è stato edificato un luogo di preghiera dedicato al santo. E quindi invece di negare la vicenda, la piccola pietra dell’antico altare ci offre un indizio. Per chi ha fede già questo è più che sufficiente”.

Ma a Pozzuoli esiste anche un’altra reliquia importante…

“Si. A Pozzuoli abbiamo conservato una reliquia contenente il sangue del santo. L’ampolla puteolana è stata riscoperta di recente ed è esposta nella Sala dei Santi Patroni nello splendido Museo Diocesano al Rione Terra. Un Museo ancora poco conosciuto ma che custodisce oggetti sacri che aiutano a ricostruire la storia del Cristianesimo locale che ha avuto qui molti testimoni come San Paolo. È importante ribadire che la diocesi di Pozzuoli è tra le più antiche dell’Occidente”.

Qual è la storia di questo sangue?

“Nel 1998 don Angelo D’Ambrosio, insigne studioso e direttore dell’Archivio Diocesano di Pozzuoli, rinvenne il prezioso reliquiario tra gli argenti della Cattedrale di Pozzuoli. Si tratta di un reliquiario da esposizione simile a tanti altri, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Il reliquiario custodisce una fiala di pochi centimetri contenente della polvere rossastra. Indagini storiche compiute dallo studioso Rosario Di Bonito hanno ricostruito la storia della reliquia. Si tratterebbe di sangue prelevato da una delle ampolle napoletane. Sarebbe stata prelevato nel 1702. In quell’anno visitò Napoli il re di Spagna Filippo V di Borbone, futuro padre di Carlo III. Al re venne donato un po’ di sangue ancora oggi custodito nella Cappella Reale di Madrid. E forse in quell’occasione qualcuno, più o meno lecitamente, ne prese un altro po’ per sé. Queste sono chiaramente supposizioni. È certo che nel 1877 la fiala fu donata a monsignor Gennaro De Vivo, vescovo di Pozzuoli. La reliquia fu custodita nell’appartamento privato del vescovo e dei suoi successori. Le vicende puteolane come l’incendio del Duomo nel 1964, l’abbandono del Rione Terra nel 1970 e l’evacuazione dell’Episcopio da parte del vescovo Sorrentino nel 1980, hanno fatto perdere le tracce della reliquia. Il particolare oggetto fu dimenticato nei depositi della Diocesi. Ora si trova al Museo Diocesano. È un ulteriore legame tra san Gennaro e Pozzuoli”.



Ciro Biondi





domenica 19 gennaio 2020

Corso di Formazione per Famiglie, Giovani, Operatori Pastorali, Diaconi, Sacerdoti.




Ai Molto Reverendi parroci e alle Comunità parrocchiali
all’Ufficio per la Pastorale scolastica
ai gruppi famiglia, ai gruppi giovani,
Ai Responsabili di Associazioni e Movimenti ecclesiali della Diocesi di Pozzuoli 


 Carissimi,
Quando Dio chiama ad una vocazione, indica una strada da percorrere, la via della santità.
Tutti, indistintamente siamo chiamati alla santità perché «questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4,3).
La santità è «la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità» (LG 40).
Più che una meta, che pare assai difficile da raggiungere, preferiamo vederla come un cammino, che ognuno può percorrere con il proprio passo. Ogni progresso, ogni tappa intermedia raggiunta sarà un dono di Dio.
Il nostro personale progresso spirituale dovrà tendere ad una unione sempre più intima con Cristo per diventare sempre più simili a Lui.
Vorremmo riflettere insieme sulla nostra comune chiamata alla santità a partire dalla realtà concreta nella quale viviamo.
L’Ufficio Diocesano per la pastorale della famiglia e vita, nello svolgimento dei compiti suoi propri e delle indicazioni del nostro vescovo, mons. Gennaro Pascarella, ha organizzato per la prossima Quaresima 2020 il

XIV CORSO DI FORMAZIONE PER FAMIGLIE, GIOVANI,
OPERATORI PASTORALI, DIACONI, SACERDOTI,

dal titolo: GAUDETE ET EXSULTATE NELL’AMORIS LAETITIA: VIE DI SANTITA’ CONIUGALE E FAMILIARE 

* GIOVANI E VITA QUOTIDIANA. IL RUOLO SOCIALE DELLA FAMIGLIA E DELLA RELIGIONE Relatrice Prof.ssa Maria Luisa Iavarone

* ECCOMI MANDA ME 
(Is.6,1-8):  IL MATRIMONIO COME VOCAZIONE E MISSIONE Relatore Don Silvio Longobardi

* SPOSI CRISTIANI: LA SANTIFICAZIONE NELLA VITA QUOTIDIANA Relatore Don Renzo Bonetti 

* SIATE SANTI PERCHE’ IO SONO SANTO”, ALLE ORIGINI DELLA SANTITA’ RIFLESSIONE BIBLICA. Relatrice Prof.ssa Rosanna Virgili

* TESTIMONIANZE ORDINARIE DI SANTITA’ CONIUGALE E FAMILIARE.
Coordina l’incontro don Elio Santaniello

San Giovanni Paolo II nella lettera “Novo Millennio Ineunte” ripropone a tutti con convinzione una “misura alta” della vita cristiana ordinaria affermando: «Se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di una morale minima e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: “Vuoi ricevere il Battesimo?” significa al tempo stesso chiedergli “Vuoi diventare santo?”» (NMI 31).

Gli incontri si svolgeranno nell’Auditorium “Castaldo” viale Campi Flegrei, 12 Pozzuoli, nei martedì 3 -10 -17 – 24 - 31 marzo 2020, dalle ore 18.30 alle ore 20.30.
Per facilitare la partecipazione, organizzeremo un’animazione gratuita, per intrattenere i bambini e ragazzi.

Raccogliete, per favore, le schede di adesione: un membro della Consulta diocesana passerà a ritirarle entro il 25 febbraio 2020.

Un fraterno abbraccio, in Cristo.

Lucia e Rodolfo Giordano
don Gianni Illiano 



sabato 12 ottobre 2019

La grande preghiera dei cattolici.

Pellegrinaggio
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onfine
Stati Uniti-Messico

 sabato 12 ottobre 2019


Appuntamento a El Paso, in Texas. La crisi ha raggiunto una nuova dimensione dopo che l’Amministrazione ha imposto ai richiedenti asilo di rimanere sul lato messicano. «Sempre più vulnerabili»
Migranti accampati sul ponte alla frontiera tra Messico e Stati Uniti (Ansa/Epa)
Migranti accampati sul ponte alla frontiera tra Messico e Stati Uniti (Ansa/Epa)
Un pellegrinaggio al confine con il Messico, seguito da tre giorni di preghiera e conferenze sull’immigrazione negli Usa. Un gruppo di associazioni cattoliche, leader sindacali, teologi e attivisti ha organizzato per questo fine settimana una mobilitazione nazionale a El Paso, in Texas, teatro in agosto di una sparatoria di massa che ha preso di mira gli immigrati messicani.
«Abbiamo sentito che c’è qualcosa di profondamente importante in questo momento sulla necessità per i cattolici, latinos in particolare, di essere in prima linea nella discussione di questi problemi d’immigrazione, militarizzazione dei confini, separazione delle famiglie e deportazione di massa», ha affermato Michael Okinczyc-Cruz, direttore esecutivo della Coalition for Spiritual and Public Leadership di Chicago, arrivato ieri a El Paso in autobus.
Gli stessi educatori, i sacerdoti, gli studenti e gli organizzatori avevano già a luglio formato la Latinx Catholic Leadership Coalition durante un simposio sul ministero cattolico ispanico all’Università di Notre Dame, dove avevano riconosciuto la necessità di «rispondere al momento storico attuale»». Della coalizione fanno parte anche l’Accademia dei teologi ispanici cattolici degli Stati Uniti e vari rami locali della Caritas.
La crisi al confine ha raggiunto una nuova dimensione dopo che l’Amministrazione Trump ha imposto una politica che costringe i richiedenti asilo ad attendere le loro audizioni nei tribunali statunitensi sul lato messicano della frontiera, anziché nel Stati Uniti. Il cambiamento priva gli immigrati di dimore stabili e li rende vulnerabili allo sfruttamento da parte delle bande del crimine organizzato. «Purtroppo tantissime persone che stavamo aiutando sia legalmente che praticamente sono state rimandate in Messico», ha detto la vicedirettrice dell’Hope Border Institute, Marisa Limón Garza.
Gli incontri approfondiranno il modo in cui il razzismo sta colpendo le comunità di origine latinoamericana, dopo la sparatoria al grande magazzino Walmart di El Paso ad agosto, costata la vita a 22 persone, soprattutto immigrate. «Come organizzazione, la sparatoria di massa è stata un catalizzatore per noi per avviare conversazioni più profonde sul razzismo – ha aggiunto Limón Garza –. Questo è sicuramente un tema che verrà esplorato durante tutto il fine settimana».
Nella comunità prevalentemente cattolica di El Paso, sostengono gli organizzatori, affrontare questi problemi con una lente cattolica aiuta sia la causa che la chiesa. «È un tessuto importante della vita al confine. Ha senso appoggiarsi alla nostra fede ed affrontare questi problemi come persone di fede – ha concluso Limón Garza –. E identificarsi come latinos o alleati delle comunità di latinos consente ai cattolici di esplorare il ruolo che dobbiamo svolgere nella Chiesa americana».
Da mesi giornalisti, associazioni non governative e parlamentari Usa denunciano trattamenti crudeli nei confronti degli immigrati al confine tra Stati Uniti e Messico, comprese le condizioni inumane nelle strutture di detenzione, soprattutto per i bambini, la separazione delle famiglie e la militarizzazione delle comunità di origine latinoamericana.
A fine settembre cinque vescovi, in rappresentanza della conferenza episcopale Usa, avevano visitato El Paso e la città confinante sul lato messicano, Ciudad Juarez, ascoltando le storie dei richiedenti asilo. «Siamo molto preoccupati per i rifugiati bloccati a Ciudad Juarez», aveva detto il vescovo di El Paso Mark Seitz. Mentre Oscar Cantù, vescovo di San Jose, in California, aveva definito «devastante» vedere la fine dei sogni dei migranti, gli stessi sogni che i suoi genitori avevano come immigrati negli Stati Uniti dal Messico circa 60 anni fa. «Sappiamo che questi fratelli e sorelle vengono qui non per approfittare di questo meraviglioso Paese, ma piuttosto per avere l’opportunità di lavorare e di far crescere i loro figli in sicurezza e dignità», aveva concluso.
Rifugiati accampati sul ponte alla frontiera
Centinaia di emigrati che desiderano chiedere asilo negli Stati Uniti si sono accampati sul ponte internazionale che collega Matamoros inl Messico a Brownsville, in Texas, provocando la chiusura del passaggio di frontiera. Una folla di rifugiati, compresi bambini e neonati, si sono stesi sul ponte dal lato messicano prima dell’alba, con alcuni sdraiati su tappetini o cappotti, esasperati di aspettare di poter presentare le loro domande alla frontiera Usa. In base a una politica introdotta dall’Amministrazione Trump, infatti, i funzionari statunitensi in molti posti di confine accettano solo pochi richiedenti asilo al giorno, costringendo la folla dei disperati giunti soprattutto dai Paesi dell’America centrale ad attese, spesso inutili, di intere giornate. In sole quattro città messicane di frontiera le liste superano i 25mila nomi.
Avvenire

martedì 7 marzo 2017

Amoris Laetitia - Il passo del papa e il cammino della chiesa - 1° Incontro

Undicesimo Corso di Formazione - 1° Amoris Laetitia: "Il passo del Papa e il cammino della Chiesa".

Per quanti non hanno potuto assistere, ecco il video del primo incontro di quest'anno.



lunedì 14 novembre 2016

Conferenza di Fratel Enzo Bianchi Priore di Bose

Convegno Ecclesiale Diocesi di Pozzuoli

Dal 23 al 25 settembre 2016 si è svolto a Pozzuoli l'annuale Convegno Ecclesiale Diocesano, che quest'anno ha avuto per tema:
"Evangelii Gaudium: Il sogno di una Chiesa Sinodale e Missionaria".



martedì 11 ottobre 2016

Papa Francesco contro la teoria del gender: “Espressione di frustrazione”



Nel corso dell'udienza in Piazza San Pietro, Bergoglio sottolinea le differenze e la complementarietà tra uomo e donna. Ed evidenzia anche l’importanza del legame matrimoniale e familiare “non solo per i credenti”
Papa Francesco contro la teoria del gender: “Espressione di frustrazione”

"La teoria del gender espressione di frustrazione erassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale”.Papa Francesco, nella catechesi dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, ha attaccato la teoria secondo cui la distinzione tra maschi e femmine non è data dal fattore biologico, ma dalla singola sensibilità del soggetto. “La cultura moderna e contemporanea – ha affermato Bergoglio – ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione delle differenze tra uomo e donna. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, – ha aggiunto il Papa – rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è ilproblema, non la soluzione”.
Nella sua catechesi sulla famiglia, dedicata alla complementarietà tra l’uomo e la donna, il Papa ha sottolineato che la differenza tra i due generi “non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a immagine e somiglianza di Dio”. Per Francesco, infatti, “per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione, nel pensiero e nell’azione, negliaffetti e nel lavoro, anche nella fede, i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo edonna”.
Bergoglio ha sottolineato anche l’importanza del legame matrimoniale e familiare “non solo per i credenti”. “Vorrei esortare gli intellettuali – è stato l’appello del Papa – a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”. Infine, l’invito a “fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. È necessario, infatti, – ha aggiunto Francesco – che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. È una strada da percorrere con più creatività e più audacia per valorizzare il genio femminile”.

La Chiesa e la "teoria del gender"

Aveva un titolo impegnativo ("La questione del gender. Rivendicazioni e implicazioni dell'attuale cultura sessuale") il seminario di studio che si è svolto in due giornate, il 14 e 15 novembre, nell'aula magna della Facoltà Teologica della Sardegna.





Introdotto e coordinato da don Aristide Fumagalli, docente di teologia morale alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, a Milano, il seminario ha cercato di far luce, come è stato esplicitamente dichiarato, “in modo obiettivo” e fuori da ogni “emotività”, su una questione spinosa che negli ultimi vent’anni, in modo particolare, è al centro di numerosi dibattiti a carattere mondiale. “Perché questo richiamo così esplicito all’obiettività?” ha detto Fumagalli all’inizio. “Perché anzitutto occorre capire ‘di che cosa si parla’, giacché siamo in presenza di una confusione semantica e di una dispersione concettuale”. “Anzi, per dirla più chiaramente”, ha aggiunto don Aristide, “la questione del gender assomiglia un po’ a un calderone dove vi finiscono vari elementi, non tutti appropriati”. In un lungo intervento, diviso in due sessioni di lavoro, il teologo milanese ha cercato quindi di chiarire i termini della questione: prima con una disamina storico-critica di questa teoria, oggi in qualche misura in voga o dibattuta nella società, e successivamente esponendo la posizione della Chiesa a riguardo e infine alcune prospettive antropologiche che si possono trarre da tutto questo dibattito. “Gender” è un termine inglese che indica il “genere” sessuale. Fin qui nulla di problematico. Ma è allo psicologo neozelandese John Money che si fa risalire una distinzione netta dell’identità di genere dall’identità sessuale, appunto tra “genere” e “sesso”. Siamo alla metà degli anni ’60 e gli studi di Money sull’ermafroditismo e il transessualismo portano a ipotizzare una teoria cosiddetta “interazionista”, per la quale dopo una certa età l’identità di genere può essere fluida e soggetta a dei costanti aggiustamenti. Da qui, in qualche misura, si innesta un dibattito che coinvolge psicoanalisti e antropologi (come Robert Stoller e Gayle Rubin, per citare solo due nomi) che utilizzano questa distinzione in modo allargato, sostanzialmente a tutti gli esseri umani adulti che non si sentono a loro agio col proprio sesso. Così fino ai giorni nostri dove, osserva Fumagalli, “mi dicono che su Facebook le identità di genere siano addirittura 56!”.
Ma questo dibattito, per il teologo milanese, non si può limitare ad alcuni singoli psicologi o antropologi che lo hanno teorizzato: le sue radici sono più complesse all’interno della cultura del Novecento e grande rilievo hanno avuto in tutto questo i movimenti di pensiero femministi, che da Simone De Beauvoir a Luce Irigaray, fino al femminismo di “terza generazione” (Judith Butler, Donna Haraway), riflette su un processo che, dice Fumagalli, “da una critica al genere maschile passa all’idea che il genere stesso sia una ‘costruzione’ e non un dato di natura e infine arriva ad affermare che se il genere è ‘costruito’ e non è naturale allora lo si può anche ‘scompigliare’”. Da qui il concetto di “queer” (obliquo, stravagante) che la Butler affronta nel suo libro “Undoing Gender” del 2004. La questione dell’identità di genere è dunque fortemente mescolata e connessa con quella del femminismo e dei diritti umani, e questo, insiste Fumagalli, è un po’ il crocevia delicato e pericoloso di tutta la faccenda. “Se siamo davanti a uno scontro”, prosegue il teologo, “tra coloro che indicano ‘solo la cultura’ contro quelli che indicano ‘solo la natura’, il conflitto sociale è destinato a innalzarsi e non si arriva da nessuna parte. Se invece la sfida è quella di un’antropologia integrale allora si può pensare a un impegno cristiano più autentico in questa direzione”. La posizione della Chiesa cattolica – affrontata nella seconda giornata di lavoro, e che Fumagalli divide in tre nuclei (interventi diplomatici, pronunciamenti magisteriali e tendenze ecclesiali) – sembra riflettere, per Fumagalli, questa volontà di equilibrio. “Da un lato vi è una ferma condanna di ‘una tendenza apparsa nella conferenza di Pechino che pretende di introdurre nelle culture dei popoli l’ideologia del gender’; dall’altro, come è scritto in un intervento diplomatico ufficiale, ‘la Chiesa non condivide neanche la nozione di ‘determinismo biologico’, secondo la quale tutte le funzioni e relazioni dei due sessi sono stabilite in un modello unico e statico’”. D’altro canto nelle tendenze ecclesiali, dice ancora Fumagalli, si vede abbastanza chiaramente questo doppio gruppo di persone: “Quelli che oppongono un rifiuto polemico alla teoria del gender, insistendo che l’‘ideologia di genere’ è destinata a squalificare le istanze positive della ‘prospettiva di genere’ (che pone l’accento sui diritti), ed entrarci in dialogo sarebbe inefficace e moralmente sbagliato; e quelli che intendono assumere criticamente la teoria, concordando con l’idea di escludere l’ideologia di genere, ma non di scartare la prospettiva di genere come strumento analitico e critico per capire, per esempio, le differenze tra uomo e donna, per le quali non basta la sola prospettiva biologica”. “Nella Chiesa”, ha detto Fumagalli, “vi è attualmente un dibattito interno, anche acceso, tra queste due posizioni”.
Il relatore, manifestando infine una propensione verso la seconda delle due prospettive, ha tirato le somme, indicando pregi e limiti della teoria del gender. Tra i pregi ha elencato: il fatto di evidenziare l’influsso della cultura sociale, di correggere il determinismo biologico e di criticare la discriminazione delle persone. Tra i limiti: la censura del sesso corporeo, l’abdicare al sentimento psichico (per cui qualunque sentimento dell’istante detterebbe legge) e l’assolutizzare la libertà individuale. In chiusura, rispondendo a qualche intervento dal pubblico, Fumagalli ha richiamato alcune frasi evangeliche che invitano a non indugiare nel pessimismo e nel pensiero che l’oggi è sempre peggio del domani, ma, al contrario, ha sottolineato come la prospettiva debba essere quella opposta di un cammino di crescita e fiducia, e, essenzialmente, del vivere da cristiani nel mondo. L'evento è stato organizzato dalla Facoltà Teologica della Sardegna in collaborazione con l'Istituto di Scienze religiose di Cagliari. 

lunedì 10 ottobre 2016

L’ideologia del “gender”: se la conosci la eviti

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In attesa della "Formazione"  ... una prima "informazione"

La questione del "genere" (in inglese gender) è un incrocio fra una dottrina pseudo-scientifica e un bisogno politico, che ha finito col tramutarla in ideologia. 
Nella cultura mass-mediatica il termine è ormai egemonico e ha sostituito - anche negli studi internazionali e nelle analisi di sostegno al terzo mondo - il termine sesso. Il linguaggio recepisce velocemente i cambiamenti e il nostro caso non fa eccezione, tanto che questo nuovo significato di genere è passato all'interno delle nostre culture. La teoria del gender è una idea che sostiene la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo, ma che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c'è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne.
Se non ci fossero queste costruzioni culturali non ci sarebbero differenze tra donne e uomini e il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona.
Se osserviamo la realtà vicina a noi, in effetti oggi i ragazzi e le ragazze tendenzialmente sono educati nello stesso identico modo e i genitori si vergognano un po' se dicono alla figlia cose diverse che al figlio, anche se in realtà i ragazzi e le ragazze hanno esigenze diverse, problemi diversi, incontrano ostacoli diversi. Si è imposta la tendenza a negare le differenze.
Prima l'idea era di essere uguali se cancelliamo la proprietà privata, le differenze sociali, la meritocrazia, se cancelliamo tutto. Oggi, invece, questa utopia dell'uguaglianza ha preso strade diverse: secondo la teoria del gender, l'umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma l'umanità è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere. Questa utopia dell'uguaglianza è anche quella che sta dietro l'eugenetica: se nessuno è malato, siamo tutti uguali, tutti sani.
tutti felici.
Il successo di questa omologazione è anche legato al crollo delle ideologie tradizionali, al riempimento di un vuoto dopo il crollo del muro di Berlino. Si introduce così il cambiamento di termini: parentalità invece di genitori, perché genitori sono padre e madre, invece parentalità è una parola strana; parole che cancellano la differenza sessuale e che vorrebbero dire che esistono solo dei nuclei sociali che possono assomigliare alla famiglia, indipendentemente dalla differenza sessuale.
La cosa grave è che le Nazioni Unite e, soprattutto, l'Unione Europea hanno sposato quest'ideologia del gender, come un'ideologia ugualitaria, quindi buona, quindi da proporre.
L'Unione Europea ha stabilito sostanziosi finanziamenti per favorire la diffusione dell'ideologia del gender in Europa; il che ha significato che chiunque in una Università, in un contesto di ricerca, metta il termine gender nel suo programma, diventi idoneo a ricevere dei soldi. Questo ha fatto sì che il termine abbia avuto una rapida diffusione, perché anche persone che si occupavano di cose diverse hanno inserito la parola gender in modo tale da avere finanziamenti. Così il termine è diventato familiare; poi è molto chic perché è un termine inglese, moderno; non si dice più differenze sessuali, che ricordano il sesso, archetipo della Creazione, gender è molto più carino, alla moda. Uno si sente parte di un mondo avanzato, moderno, se lo usa; anche all'interno del mondo cattolico. Lo usano tutti. La diffusione è avvenuta anche nelle nostre Regioni: nei documenti delle Regioni si usa "famiglie" invece che famiglia, e parentalità.Troviamo la parola genere dappertutto e le persone che la usano non sanno tutta la storia: che cosa è il genere, il pericolo che rappresenta e il tipo di categoria che usano.
Bisognerebbe stare molto attenti, quando si parla, a non usare il termine "genere" e a denunciare quando viene usato: tu sai cosa è? Ma sai cosa vuol dire questo termine che usi? Perché è un modo per contrastare questa avanzata assurda che però, ad un certo punto, come tutte le ideologie diventa realtà sociale; e quindi già si dice che non esiste più la differenza sessuale, ma che esiste solo il genere, che è una costruzione culturale.
Al convegno delle Nazioni Unite di Pechino del 1995 - dedicato alla condizione femminile e che ebbe fra le principali protagoniste Hillary Clinton - si propose di sostituire la differenza tra uomini e donne con cinque "generi". La proposta non passò perché soprattutto la Chiesa cattolica fece opposizione e si alleò con altri paesi; però, di fatto, queste idee, anche se non approvate ufficialmente, sono ormai imposte e diffuse a livello planetario e sono considerate una evidenza che fa parte della realtà. 

(diac. Girolamo Furio - Diocesi si Roma)