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giovedì 18 giugno 2015

Il pane di S. Antonio


Anche quest'anno nella nostra Parrocchia, nella chiesa di san Gennaro, (a Torre di Cappella) si è ripetuta la tradizionale benedizione e distribuzione del pane di sant'Antonio.
Al termine della santa Messa celebrata alle ore 9, sono stati benedetti e distribuiti oltre 60 chili di pane che erano stati depositati ai piedi dell'altare da panifici e negozi di alimentari, oltre che da singoli fedeli.

La tradizione di benedire il pane in onore di sant’Antonio e di distribuirlo poi ai fedeli affonda la propria origine nell'evento miracoloso della risuscitazione del piccolo Tommasino, miracolo attribuito al Santo.

"Un bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e morto. Piangendo e lamentandosi ad alta voce, mise sossopra tutto il vicinato. Numerose persone accorsero sul posto, compresi alcuni frati in compagnia degli operai che lavoravano a certe riparazioni nella chiesa di sant’Antonio. Avendo constatato che il piccolo era sicuramente morto, ebbero compassione della sofferenza e delle lacrime della madre. Costei però, ricorrendo alla intercessione del beato Antonio, si mise ad implorarne l’aiuto; e fece voto di distribuire ai poveri la quantità di grano corrispondente al peso del bimbo, se il beato Antonio lo avesse risuscitato. Passato un po’ di tempo, il bambino risorse e fu ridato vivo a sua madre.

Miracolo della risuscitazione di Tommasino, affresco nella Sala Priorale della Scoletta del Santo


domenica 27 aprile 2014

Preghiere a San Giovanni Paolo II



PREGHIERA PER IMPLORARE FAVORI ATTRAVERSO
L’INTERCESSIONE DI SAN GIOVANNI PAOLO II, PAPA

O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato
alla Chiesa il Beato Giovanni Paolo II
e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza
della tua paternità, la gloria della Croce
di Cristo e lo splendore dello Spirito
d’amore. Egli, confidando totalmente nella
tua infinita misericordia e nella materna intercessione
di Maria, ci ha dato un’immagine
viva di Gesù Buon Pastore e ci ha indicato
la santità come misura alta della vita
cristiana ordinaria quale strada per raggiungere
la comunione eterna con Te. Concedici,
per sua intercessione, secondo la tua volontà,
la grazia che imploriamo, nella speranza
che egli sia presto annoverato nel numero
dei tuoi santi. Amen.


PREGHIERA A SAN GIOVANNI PAOLO II

O nostro amatissimo padre Giovanni Paolo II
aiutaci ad amare la Chiesa con la stessa
gioia e intensità con cui tu l'amasti in vita.
Fortificati dall'esempio di vita cristiana
che ci hai donato guidando la Santa Chiesa
quale successore di Pietro
fa' che possiamo anche noi rinnovare il nostro
"totus tuus" a Maria la quale amorevolmente
ci condurrà al suo diletto Figlio Gesù

Preghiera a San Giovanni XXIII

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PREGHIERA A SAN GIOVANNI XXIII
(scritta da Mons. Loris Capovilla)
Santo Papa Giovanni!
Rendiamo grazie alla Santissima Trinità di averti inviato a noi amabile fratello e saggio maestro.
Sei salito sul Monte delle beatitudini lasciandoti condurre in tutto e sempre dai divini voleri, fanciullo della cascina campestre di Sotto il Monte e Vescovo della Chiesa universale. Chiedi per noi al Padre di ogni consolazione la grazia
- di accogliere la buona novella e
- di rimanere radicati nella fede inespugnabile, nella speranza infrangibile, nella carità sconfinata;
- di accettare la povertà contenta e benedetta;
- di servire in silenzio e con perseveranza;
- di desiderare i beni celesti e distaccarci da quelli terreni, così da aprire la mente alle esigenze della Chiesa e dell'umanità contemporanea.
Ottienici la sapienza del cuore per:
- amare tutti come fratelli,
- perdonare e abbracciare gli erranti,
- favorire ciò che abbatte le barriere dell'incomprensione tra gli uomini e i popoli,
- sopprimere gli egoismi e
- suscitare la feconda unità degli spiriti.
Sorretti dalla Madre celeste, saremo intenti in particolar modo al Nome, al Regno, alla Volontà di Dio. Umiltà e mitezza splenderanno sui nostri volti. Capiremo che giustizia e bontà consistono nel rimanere come i santi nell'infanzia spirituale, che cresce a poco a poco in misura della nostra vocazione. Per Cristo nostro Signore. Amen

PREGHIERA PER INTERCESSIONE di san giovanni XXIII
O Padre che in San Giovanni XXIII tuo servo umile e fedele hai offerto alla Chiesa e ad ogni uomo un'icona palpitante della bontà e della mitezza di Gesù Buon Pastore, che fa noi tuo popolo, per intercessione della sua fervida preghiera, camminiamo sulle vie del mondo nell'obbedienza e nella pace verso l'abbraccio gioioso della tua pienezza.
Concedi per intercessione di lui, che ebbe la gioia di vivere in una famiglia, pace e serenità alle nostre famiglie.
La sua intercessione sostenga i passi dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, la sua mano benedicente accarezza il volto dei nostri bambini, il suo sorriso cordiale e limpido consoli le sofferenze degli anziani e degli ammalati.
Fa' o Padre che amiamo come Papa Giovanni XXIII la tua santa volontà nelle cose di ogni giorno, donaci il suo sguardo di fiducia e di speranza in Te nelle inevitabili difficoltà della vita. Fa che possiamo amare come lui la preghiera, per trovare sempre nel colloquio con Te la sorgente della vera pace. Per Cristo nostro Signore. Amen

sabato 26 maggio 2012

Pentecoste




Vieni, vieni, Spirito d’amore


Vieni, vieni, Spirito d'amore,
ad insegnar le cose di Dio,
vieni, vieni, Spirito di pace,
a suggerir le cose che Lui
ha detto a noi.

Noi ti invochiamo, Spirito di Cristo,
vieni tu dentro di noi.
Cambia i nostri occhi,
fa’ che noi vediamo
la bontà di Dio per noi.

Vieni, vieni...

Vieni, o Spirito, dai quattro venti
e soffia su chi non ha vita.
Vieni, o Spirito, e soffia su di noi
perché anche noi riviviamo.

Vieni, vieni...

Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare,
insegnaci a lodare Iddio.
Insegnaci a pregare, insegnaci la via,
insegnaci tu l'unità.

Vieni, vieni...


Preghiera per ottenere i sette doni dello Spirito Santo

O Signore Gesù Cristo,
Tu prima di ascendere al cielo
hai promesso di mandare lo Spirito Santo
per completare il tuo lavoro nelle anime dei tuoi apostoli e discepoli:
concedimi di ricevere lo stesso Spirito Santo
così che Egli possa perfezionare nella mia anima
il lavoro della tua grazia e del tuo amore;
concedimi lo Spirito di Sapienza,
perché io possa disprezzare le cose transitorie di questo mondo
e gustare solamente le cose che sono eterne;
concedimi lo Spirito di intelletto,
per illuminare la mia mente con la luce della tua divina verità;
concedimi lo Spirito di Consiglio,
perché io possa sempre scegliere la via più sicura
per piacere a Dio compiendo la sua volontà;
concedimi lo Spirito di Fortezza,
perché io possa portare la mia croce con Te
e possa superare con coraggio tutti gli ostacoli
che si oppongono alla mia salvezza;
concedimi lo Spirito di Scienza,
perché io possa conoscere Dio e me stesso
e crescere in perfezione nella scienza dei Santi;
concedimi lo Spirito di Pietà,
perché io possa trovare, con l'amore di un figlio,
il servizio di Dio dolce e amabile;
concedimi lo Spirito di Timor di Dio,
perché possa riempirmi di un amorevole rispetto verso Dio
e possa temere in ogni modo di dispiacergli.
Ti prego dunque Signore,
segnami con il sigillo dei tuoi veri discepoli
e animami in tutte le cose con il tuo Spirito.
Amen.

giovedì 24 maggio 2012

24 maggio - Maria Ausiliatrice.




Preghiera alla Madonna dell'Aiuto
(di Papa Pio XII)

Vergine benedetta, Madre di Dio e Madre nostra, che nei titolo di « Madonna dell'aiuto » non cessi di ricordare ai tuoi devoti i prodigi onde ci assicurasti della tua materna protezione, guarda pietosa alle nostre necessità e alle nostre miserie, e vieni ancora una volta in nostro soccorso.
Dal tuo aiuto, o Maria, i poveri aspettano il pane, gl'infermi la salute, i disoccupati il lavoro, tutti la preservazione da nuove calamità e da nuove rovine.
Ma il bene di cui ha soprattutto bisogno la generazione che ti prega, è il tuo Figlio, o Maria, che il mondo vorrebbe bandito dalla vita, dalla famiglia, dalla società, dove tutto si attende dalla materia, dalla forza e dagli umani disegni.
Aiutaci, o Maria, a custodire gelosamente o a ritrovare questo bene, senza il quale ogni altro dono è illusione, inquietudine e veleno.
Per Te, o Madre, rientri Gesù nelle menti traviate per dissiparne gli errori con la luce della sua Persona e del suo Vangelo. Rientri nei cuori pervertiti, con la purezza dei costumi, la modestia della vita, la carità, che vince ogni egoismo. Rientri nelle famiglie e nella società per riprendere i suoi diritti di Signore e di Maestro.
Da Te protetti e assistiti, tutti, o Maria, sperimenteremo l'efficacia del tuo patrocinio: « Madonna dell'aiuto » ti sentiremo in tutti i momenti della nostra vita terrena: nelle avversità per non restarne abbattuti, nelle prosperità per non riuscirne corrotti; nel lavoro per ordinarlo in Dio, nella sofferenza per accettarla con umiltà.
Per Te vivremo con le virtù del Vangelo, nel timor santo di Dio, nel suo amore, nella fraterna carità che benefica, sopporta e perdona. Aiutati dalla tua potente intercessione, questa vita sarà per i tuoi figli vittorioso combattimento, sarà nella fede e nella pietà sincera degna preparazione all'eterna. Così sia.

martedì 4 ottobre 2011

4 OTTOBRE SAN FRANCESCO D'ASSISI


Convertitosi a Cristo da una giovinezza gaudente e spensierata, Francesco prende alla lettera le parole dei Vangelo e fa della sua vita una imitazione di Gesù povero e tutto proteso a compiere la volontà del Padre. In una conformazione e trasformazione tale che « da Cristo prese l’ultimo sigillo », come dice Dante (Paradiso, 11, v.107): « portare le stigmate della Passione nel suo corpo » (cf Gal 6,17). Francesco si allontana dall’antica e tradizionale concezione della vita monastica. Egli crea una «fraternità»; i grandi ordini francescani che da lui hanno origine - Minori, Conventuali, Cappuccini - trovano in Francesco più che una regola, uno stile di vita. La forma di santità vissuta da Francesco si è diffusa nel mondo attraverso il Terz’Ordine e unisce tutti coloro che pongono lo spirito al di sopra della lettera e l’amore prima della giustizia.
La sua azione missionaria, la predicazione evangelica di pace e bene sono andate al cuore dei popoli e delle classi sociali spesso in lotta fra loro. Pochi uomini hanno avuto tanto influsso nella società del loro tempo e oltre, come Francesco. La sua visione ottimistica della creazione, espressa nel Cantico di frate sole, il suo amore per « madonna Povertà », il suo spirito evangelico intrinsecamente e dinamicamente innovatore e riformatore in piena adesione alla Chiesa, sono messaggi vivi per il mondo attuale. Con santa Caterina da Siena è patrono principale d’Italia.



(da maranatha.it)


martedì 6 settembre 2011

La vita di San Gennaro

Venerdì 16 settembre, sabato 17 e domenica 19 si terrà in parrocchia il triduo in onore di San Gennaro.
Lunedì 19, festività del santo martire, patrono di Napoli e della Campania, al termine della santa messa ci si incontrerà per fraterna agape nei locali della nostra parrocchia.




San Gennaro, nacque povero da genitori poveri e ancora bambino, rimase orfano di madre. Il padre, passato a seconde nozze a causa della povertà mandò il figlio, sebbene in tenera età, a fare il guardiano di porci. Il ragazzo conobbe un Eremita del villaggio e cominciò a frequentarlo, recandosi da lui per essere istruito. Un giorno l’Eremita invità Gennaro a seguirlo.

A questo punto nella vita del Santo troviamo un vuoto incolmabile, tant’è che, allontanandosi dal luogo natìo, lo ritroviamo vescovo di Benevento e quindi martire a Pozzuoli. San Gennaro sembra abbia versato il suo sangue per Cristo all'inizio del secolo IV. In una nota agiogràfica si legge infatti che Gennaro, "vescovo di Benevento, ha subìto il martirio a Napoli, insieme con i suoi compagni, durante la persecuzione di Diocleziano". Condannato "ad bestias" nell'anfiteatro di Pozzuoli, insieme con i compagni di fede, a causa del ritardo di un giudice, sarebbe stato decapitato e non dato in pasto alle belve per il gratuito e macabro divertimento dei pagani. Oltre un secolo dopo, nel 432, in occasione della traslazione delle reliquie da Pozzuoli a Napoli, una donna avrebbe consegnato al vescovo Giovanni due ampolle contenenti il sangue raggrumato di S. Gennaro.

Quasi a garanzia dell'affermazione della donna il sangue si liquefece davanti agli occhi del vescovo e di una grande moltitudine di fedeli. L'evento singolare da allora si ripete costantemente tutti gli anni in determinati giorni, cioè il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 16 dicembre e il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in suo onore. Le testimonianze di questo fenomeno cominciano dal 1329, e sono tanto numerose e concordi da non poter essere messe in dubbio. Il prodigio, perché tale è anche per la scienza, merita l'affettuosa ammirazione con cui è seguito dall'intera popolazione partenopea. La sincera devozione dei napoletani per questo martire, storicamente poco identificabile, ha fatto sì che la memoria di S. Gennaro, celebrata liturgicamente già dal 1586, fosse conservata nel nuovo calendario. Poiché al fenomeno manca una spiegazione naturale, non dipendendo né dalla temperatura né dall'ambiente, possiamo comunque attribuirgli il significato simbolico di vivificante testimonianza del sangue di tutti i martiri nella vita della Chiesa, nata dal sangue della prima vittima, Cristo crocifisso.



sabato 19 marzo 2011

San Giuseppe


Meditazione
In una famiglia di vita consacrata, ispirata da Maria, guidata da Maria, al servizio di Maria, è una grande Provvidenza avere in San Giuseppe il punto di riferimento, come modello da imitare, come sostegno e come padre adottivo. Giuseppe è Padre della Divina Provvidenza, nel senso che nella famiglia di Nazaret è stato per Maria e per Gesù l'antenna rivolta a captare sempre la Volontà di Dio, la quale mentre porta ad affrontare la difficoltà e la prova, nello stesso tempo dona la forza necessaria per viverle ogni giorno. E Giuseppe ha vissuto il suo rapporto con la Volontà di Dio mettendo insieme le sue peculiari virtù della fede, dell'umiltà, dell'obbedienza e della pazienza. Così, in una famiglia di vita consacrata, mariana, Giuseppe riveste un compito provvidenziale per ogni fratello e per ogni sorella che hanno bisogno di modelli di riferimento per crescere in una vita spirituale solida, profonda ed equilibrata. E la stessa cosa può essere ridetta per ogni cristiano e per ogni famiglia cristiana. Che poi Giuseppe, come vero sposo di Maria e padre adottivo di Gesù, sia stato, tramite la sua sposa Maria e il Suo bambino, con Dio e con la Provvidenza che lo chiamava a essere "custode" della Santa Famiglia, ciò ci porta a considerare Giuseppe "custode" anche di ogni altra realtà ecclesiale legata alla Madonna. Giuseppe, infatti, nella serena pazienza con cui accoglieva gli avvenimenti per lo più dolorosi che riguardavano i suoi, ha dimostrato sempre agilità e prontezza nel difendere e custodire la sua sposa e il suo figlio adottivo (episodio di Maria incinta; la collocazione del neonato a Betlemme; la fuga in Egitto; il ritorno per una strada sicura, ecc.).
Giuseppe, allora, va invocato come sicuro protettore di ogni realtà mariana, una comunità di vita consacrata, un gruppo di preghiera, un movimento, tutto ciò che si ispira a Maria: certo Giuseppe è tenuto, per dovere matrimoniale, a difendere, sviluppare e promuovere i piani della Sua dolcissima Sposa. Pertanto, sia per quanto riguarda gli aiuti spirituali, sia per quanto riguarda gli aiuti materiali, Giuseppe è colui che, in una realtà mariana, provvede, per chi ha fede e lavora esclusivamente per il regno di Dio e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, affinchè si realizzi ogni giorno alla lettera quanto ha assicurato il vangelo di Matteo 6,24-34: "Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà messo dinanzi".

Tutti i santi, soprattutto tutti i santi fondatori, hanno esperimentato la verità di questa esperienza con San Giuseppe. E nella Comunità Mariana-Oasi della Pace, in cui l'amore per San Giuseppe è stato sempre forte fin dai primi giorni, non siamo da meno nel riconoscere i continui interventi miracolosi di San Giuseppe in mezzo a noi. Che alla fine di questa novena, dopo aver ricevuto la grazia bellissima di conoscere meglio San Giuseppe, le sue virtù, la sua vocazione accanto a Maria, accanto a Gesù, accanto e dentro la nostra Comunità Mariana -Oasi della Pace, e nella Chiesa tutta, possiamo intensificare d'ora in poi ancora di più il nostro rapporto con San Giuseppe, rapporto di imitazione, rapporto di intercessione, rapporto di protezione, ora e sempre.







(Parte di una
Lectio Divina
tratta dal blog "San Giuseppe l'Artigiano di Dio" )

giovedì 17 marzo 2011

11 maggio - S. Antimo

Faltonio Piniano, sposo di Anicia Lucina pronipote dell'imperatore Gallieno, era stato inviato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano come proconsole nell'Asia.

Scosso dalla fine miseranda del suo consigliere Cheremone, persecutore dei cristiani, era caduto egli stesso in gravissima malattia.


La moglie, fallite tutte le cure, decise di rivolgersi ai cristiani ancora in prigione e chiedere loro la guarigione del marito.


Vi erano tra gli altri il prete Antimo, il diacono Sisinnio e ancora Massimo, Basso, Fabio, Diocleziano (Dioclezio) e Fiorenzo.


Antimo assicurò che il malato sarebbe guarito se avesse abbracciato il Cristianesimo, e così avvenne.


Piniano allora liberò quanti più cristiani poté, nascondendoli nelle proprietà che aveva in Italia, nella Sabina e nel Piceno. Una sua terra presso Osimo fu data a Sisinnio, Diocleziano e Fiorenzo, i quali, tre anni dopo, non avendo voluto sacrificare agli idoli, furono lapidati a furor di popolo.


Antimo, nascosto in una villa di Piniano lungo la via Salaria, al XXII miglio, avendo guarito e convertito un sacerdote del dio Silvano e fatto distruggere il simulacro di questa divinità, fu accusato al proconsole Prisco. Fu gettato nel Tevere con una pietra al collo, ne uscì incolume. Fatto decapitare da Prisco, fu sepolto nell'oratorio dove era solito pregare.


Il prete S. Antimo compare nel Martirologio Geronimiano l'11 maggio con l'indicazione:
“Romae... via Salaria miliario XXII natale sancti Antimi”, sviluppata nel Martirologio Romano con particolari desunti dagli Acta S. Anthimi. Il suo culto era particolarmente vivo a Cures Sabinorum e anche altrove; diverse chiese s'intitolarono al suo nome. Egli compare in altre leggende come vescovo di Terni, di Spoleto e di Foligno.

Nel sinodo romano del 501 il vescovo di Cures si sottoscrive episcopus ecclesiae S. Anthimi.
S. Gregorio Magno nel 593 affidò Cures a Grazioso vescovo nomentano. A Montalcino in Toscana sorgeva il celebre monastero di S. Antimo, dove sarebbero state trasportate le spoglie del martire.